I nuovi casi di peste suina africana (Psa) nel Lazio (l’ordinanza della Regione Lazio fissa disposizioni in 20 Comuni a nord di Roma e in due Municipi della capitale) e in Toscana (dove il presidente Giani ha firmato una nuova ordinanza per contrastare le infezioni in una regione che, con 638 positività nel corso del 2026, è quella con il maggior numero di casi accertati nell’anno) preoccupano anche l’Umbria.
A rischio c’è una filiera sunicola e alimentare che, tra l’area di Bettona e la Valnerina, vanta una lunga tradizione e rappresenta una parte importante del settore alimentare umbro.
La “zona infetta” nel Lazio
Nell’ordinanza della Regione Lazio la “zona infetta” comprende (in toto o parzialmente) i seguenti Comuni: Campagnano di Roma, Capena, Castelnuovo di Porto, Civitella San Paolo, Fiano Romano, Filacciano, Fonte Nuova, Formello, Guidonia Montecelio, Magliano Romano, Mazzano Romano, Mentana, Monterotondo, Morlupo, Nazzano, Ponzano Romano, Riano, Rignano Flaminio, Roma Capitale Municipio III, Roma Roma Capitale Municipio XV, Sacrofano, Sant'Oreste.
Aree non molto distanti dai confini con la provincia ternana.
Le disposizioni in Toscana
La Regione Toscana ha predisposto un dettagliato protocollo con la suddivisione tra “aree cacciabili” e “aree non cacciabili”. Indicando anche i numeri degli esemplari da abbatter in base ai piani di prelievo.
In Umbria obiettivo 32.500 abbattimenti
In Umbria l’obiettivo degli abbattimenti di cinghiali fissato dal commissario straordinario alla peste suina è di 32.500 capi tra maggio 2026 e aprile 2027. Un numero inferiore a quello della stagione precedente (in cui l’obiettivo era 44mila capi), ma comunque elevato.
E proprio con l’obiettivo di raggiungere questo target, la Regione Umbria ha giustificato l’accelerazione sulla riforma del regolamento 34 sulla caccia al cinghiale, che entrerà in vigore già in questa stagione venatoria (in Umbria la caccia al cinghiale si apre il primo ottobre). Una scelta sostenuta da Federcaccia e Cpa, ma criticata da altre associazioni venatorie.
L’assessore alla caccia Simona Meloni ribadisce che la Regione intende tutelare tutte le forme di caccia. Da qui anche quel 10 per cento indicato per i cacciatori singoli. Ma è dalle squadre che ci si attende un risultato importante sugli abbattimenti, anche con la spinta delle nuove norme.
La sicurezza stradale
Ma i cinghiali rappresentano un problema non solo per la possibile diffusione della Psa. Si susseguono con una certe frequenza le notizie di incidenti stradali provocati dagli attraversamenti di animali selvatici.
Lo scorso anno la Regione Umbria ha reintrodotto il pagamento dei danni. E la ragione è stata spiegata con il fatto che, puntualmente, a seguito di un ricorso al giudice di pace, la Regione veniva sempre condannata a pagare. Da qui la scelta di provvedere direttamente al pagamento dei danni provocati da cinghiali e altri animali selvatici, se verificati. Un costo, in un anno, da mezzo milione di euro per l’Umbria.
Il numero dei cinghiali in Umbria
C’è anche chi contesta che nel territorio umbro ci siano più cinghiali. Giustificando anche le difficoltà incontrate dalle squadra in alcuni territori.
Al momento, dati certi sulla base dei monitoraggi effettuati non esistono. E’ sempre più evidente, come dimostrano le cronache, la presenza di cinghiali nelle città umbre: a Perugia (anche nell’area del Percorso verde di Pian di Massiano); a Spoleto (le immagini nell’alveo del torrente Tessino, al centro della città); in Alto Tevere; nel Ternano.
Anche qualora il numero complessivo dei cinghiali risultasse non aumentato rispetto agli anni precedenti (ma, appunto, la cosa è da dimostrare con dati scientifici), è certo che sono in crescita gli avvistamenti nelle città e nei borghi. Sicuramente perché i cinghiali si spostano per difendersi dai lupi e perché nelle zone abitate hanno maggiore possibilità di trovare cibo.