Forte del parere favorevole della Terza Commissione - seguita all’audizione nel quale sono state ribadite le differenti valutazioni all’interno del mondo venatorio così come tra le associazioni agricole - la maggioranza in Regione prosegue l’iter per la modifica, già dall’imminente stagione venatoria 2026/27, del Regolamento regionale 30 novembre 1999, n. 34 sulla caccia al cinghiale.
Riforma a tappe forzate
Riforma a tappe forzate, con il via libera oggi in Giunta e l’approdo in Aula nella prima seduta utile, per cercare di avere le nuove norme in vigore già per l’avvio della caccia al cinghiale, che in Umbria scatta dal primo ottobre. Possibile però che per l’entrata in vigore del regolamento riformato occorra attendere ancora qualche giorno. Ma comunque la maggioranza è intenzionata a non attendere ulteriormente, come avevano chiesto negli ultimi giorni (e ribadito nell’audizione in Commissione) la Coldiretti e diverse associazioni venatorie. Federcaccia (con un intervento pubblico del presidente Lorenzini), Cpa e Confagricoltura chiedono invece di fare presto, ricordando gli impegni presi.
Le novità
Il nuovo testo prevede la caccia in girata e regolamenta quella in forma singola per garantire un utilizzo del territorio venatorio - è la motivazione del legislatore - più equilibrato ed offrire uno strumento mirato per il controllo demografico della popolazione di cinghiale.
Il tutto, anche sulla base dell’ordinanza n.1/2026 ‘Piano di azione nazionale per la cattura, l’abbattimento e il destino delle carcasse di cinghiale nelle zone indenni da Peste suina africana’ del commissario straordinario alla PSA e del vigente ‘Piano regionale di interventi
urgenti per il contrasto alla diffusione della PSA’, adottato dalla Giunta regionale nel 2024, che individuano la tecnica della girata tra i metodi di caccia previsti per il depopolamento del cinghiale e dispongono l’incremento del prelievo nel territorio regionale.
Le osservazioni della Commissione
Nell’esprimere parere favorevole, la Commissione aveva predisposto alcune osservazioni al documento, al fine di prestare particolare attenzione al rischio che la caccia in braccata vada a
favorire la riproduzione dei cinghiali invece di contenerli; rendere note date e luoghi delle battute e delle azioni di caccia, attraverso la segnaletica e internet, a tutela dell’incolumità pubblica; prevedere un monitoraggio, entro aprile 2027, degli effetti raggiunti dalle modifiche al Regolamento.
Divisioni nel mondo venatorio e agricolo
Le differenti posizioni (all’interno del mondo venatorio e di quello agricolo) sono emerse in particolare sull’opportunità di modificare il regolamento per la caccia al cinghiale 20 giorni prima dell’apertura, sull’introduzione di nuove forme di caccia, sulla regolamentazione delle squadre, previsione di zone e settori esclusivi, attività dei cacciatori singoli, tutela delle produzioni agricole, sicurezza dei cacciatori, differenziazione tra aree vocate e
non vocate, compatibilità delle nuove previsioni con le misure di contenimento della peste suina.
Meloni: la riforma non si ferma
L’assessore regionale Simona Meloni, intervenendo in Commissione, aveva ricordato che le modifiche al regolamento sul prelievo venatorio della specie cinghiale “sono state oggetto di confronto in più occasioni, con le associazioni venatorie che esprimono molteplici punti di vista”. Proseguendo: “Negli anni i danni all’agricoltura e gli incidenti stradali sono aumentati e quindi è evidente la necessità di un intervento e tutelare tutte le forme di caccia rappresenta un
principio di equità. Bloccare questa riforma appare un tentativo di non cambiare nulla: meglio avviare una riforma parziale e progressiva piuttosto che rimanere immobili. La caccia deve basarsi non sui controlli ma sulla serietà di chi la pratica, che deve dichiarare numeri reali sugli abbattimenti, portati avanti in maniera preponderante dalle squadre”.
Insomma, la maggioranza va avanti per avere le nuove norme sulle caccia al cinghiale in vigore già da quest’anno.