Ricerca nel Sito

Comuni culturali, ecco la classifica per redditi: bene Corciano, male Spoleto

Sono 41 i Comuni culturali, ecco la speciale classifica per redditi, bene Corciano, male Spoleto. Lo studio della Camera di Commercio dell'Umbria

Comuni culturali, ecco la classifica per redditi: bene Corciano, male Spoleto

“Nei comuni umbri a vocazione culturale il reddito imponibile medio è quasi duemila euro più alto rispetto agli altri territori della regione. Sono 24.280 euro contro 22.288, una differenza di 1.992 euro per contribuente con reddito imponibile, pari all’8,9%. E proprio l’Umbria presenta un’altra particolarità: 41 comuni su 92, il 44,6%, appartengono alle categorie del turismo culturale individuate dall’Istat (Istituto nazionale di statistica). È la percentuale più elevata tra le regioni italiane”.

E’ quanto elaborato dalla Camera di Commercio dell’Umbria che ha incrociato i dati di Ministero dell’Economia, Istat e Federculture per verificare non tanto il valore dell’industria culturale ma se nei territori in cui cultura, patrimonio storico, arte e paesaggio rappresentano una vocazione, si osservino anche differenze nei redditi.

L’incrocio fra la classificazione territoriale dell’Istat e i dati più recenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, tratti dalle dichiarazioni presentate nel 2025 e riferiti all’anno d’imposta 2024, disegna però una realtà meno uniforme di quanto il primo numero lasci immaginare. Il vantaggio dei comuni culturali esiste, ma una parte importante nasce nelle città e nei centri economicamente più strutturati. Se dal gruppo vengono esclusi Perugia, Terni e Foligno, il differenziale rispetto agli altri 51 comuni umbri non scompare, ma scende dall’8,9% al 4,2%””.

Quasi metà della geografia comunale umbra presenta dunque una componente culturale riconoscibile. Ma la distribuzione del reddito mostra che possedere patrimonio e trasformarlo in capacità economica non sono la stessa cosa.

“Nei 41 comuni culturali il reddito imponibile medio di 24.280 euro supera di 423 euro quello dell’intera Umbria, pari a 23.857 euro. È anche più alto della media marchigiana, 23.641 euro. Rimane invece al di sotto dell’Italia, che raggiunge 24.893 euro, della Toscana, 25.166, e soprattutto del Centro Italia — Toscana, Umbria, Marche e Lazio — dove la media arriva a 25.656 euro. Il confronto tra le due province offre un’altra indicazione interessante. Nei 31 comuni culturali della provincia di Perugia il reddito imponibile medio è di 24.372 euro, contro 22.455 negli altri 28 comuni: 1.917 euro in più, l’8,5%. Nel Ternano i 10 comuni culturali arrivano a 24.005 euro, mentre gli altri 23 si fermano a 21.773. Qui la distanza sale a 2.233 euro, il 10,3%. Il vantaggio relativo dei territori culturali è dunque maggiore nella provincia di Terni. È quando si passa dalle province ai singoli comuni il quadro cambia ancora”.

Corciano record, seguono Perugia e San Gemini

“Dei 41 territori culturali soltanto 8 superano il reddito imponibile medio dell’Umbria : Corciano, Perugia, San Gemini, Torgiano, Terni, Foligno, Orvieto e Todi. Di questi, 3 - Corciano, Perugia e San Gemini - superano la media italiana. E solo Corciano e Perugia vanno oltre quella del Centro.

Al vertice c’è quindi Corciano con 26.751 euro, seguito da Perugia con 26.446 e San Gemini con 25.390. Seguono Torgiano, Terni, Foligno e Orvieto. Nella parte opposta della classifica si incontrano soprattutto piccoli centri delle aree interne: Monteleone di Spoleto è a 17.111 euro, Sellano a 19.599, Vallo di Nera a 19.816 e Preci a 20.267”.

Attenzione però perché i territori a vocazione agricola sono esentati dalla dichiarazione  Irpef (per i redditi dominicali e agrari dei terreni) o usufruiscono di vari benefici e percentuali dedicate a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali.

Ma torniamo al comunicato della Camera di Commercio. “La dimensione demografica accompagna fortemente queste differenze. Nei 19 comuni culturali con non più di 5 mila abitanti il reddito imponibile medio è di 22.174 euro. Nei dieci comuni fra 5.001 e 15.000 abitanti sale a 22.768 euro; nei nove fra 15.001 e 50.000 raggiunge 23.592; nei tre con oltre 50.000 abitanti — Perugia, Terni e Foligno — arriva a 25.446 euro. Togliendo proprio questi tre centri maggiori dal calcolo, i restanti 38 comuni culturali scendono a una media di 23.216 euro. Continuano a superare gli altri 51 comuni umbri, fermi a 22.288 euro, ma il vantaggio si riduce a 928 euro, il 4,2%. È un passaggio importante perché impedisce di attribuire alla cultura ciò che può dipendere anche da dimensione urbana, mercato del lavoro, servizi, composizione produttiva e accessibilità. I numeri non dimostrano dunque che la cultura, da sola, produca redditi più elevati. Mostrano però un’associazione territoriale che merita attenzione: in Umbria i comuni a vocazione culturale presentano complessivamente redditi superiori agli altri e il differenziale rimane positivo anche escludendo i tre maggiori centri regionali. La metodologia utilizzata evita inoltre che un piccolo comune pesi nel calcolo quanto una grande città. Per ottenere le medie dei diversi gruppi, l’ammontare complessivo del reddito imponibile è stato rapportato al numero dei contribuenti per i quali risulta un reddito imponibile. Perugia, quindi, partecipa alla media in proporzione al numero dei suoi contribuenti e non con lo stesso peso di un comune di poche centinaia di abitanti.

Nei 41 comuni culturali i contribuenti con reddito imponibile considerati sono 484.302, per un ammontare complessivo che sfiora 11,76 miliardi di euro. Negli altri 51 comuni sono 130.609, per circa 2,91 miliardi di euro. Il confronto nazionale offre un riferimento utile. Nel Rapporto Federculture 2026, costruito sui redditi 2023, il reddito imponibile medio nei territori culturali e paesaggistici italiani raggiunge 25.570 euro, contro poco più di 22 mila euro negli altri comuni. L’elaborazione umbra utilizza invece i redditi 2024 e concentra l’attenzione sulla geografia interna della regione.

Da una parte ci sono Perugia, Corciano, San Gemini, Torgiano, Orvieto e altri centri nei quali vocazione culturale e livelli reddituali relativamente elevati convivono. Dall’altra ci sono borghi e territori dell’Appennino che possiedono un patrimonio storico e paesaggistico molto forte, ma operano dentro economie più piccole, meno accessibili e spesso segnate dalla debolezza demografica. È su questa distanza, più che sul semplice conteggio di musei, monumenti o visitatori, che si misura una parte della capacità dell’Umbria di trasformare il proprio patrimonio in economia”.

Mencaroni: “Il patrimonio da solo non basta”

Una situazione ben sintetizzata dal presidente della Camera, Giorgio Mencaroni che commenta così lo studio dei propri uffici: “La cultura diventa una risorsa economica quando riesce a generare impresa, lavoro e servizi, non soltanto visitatori. Il dato più interessante è che il vantaggio dei comuni culturali rimane positivo anche senza Perugia, Terni e Foligno: significa che il tema riguarda l’intero territorio. Allo stesso tempo, la distanza che ancora separa molti piccoli centri dai livelli di reddito più elevati ci ricorda che il patrimonio, da solo, non basta. Per la Camera di commercio la sfida è contribuire a mettere in relazione cultura, turismo, commercio, artigianato, produzioni locali e competenze, affinché un’identità straordinariamente diffusa diventi anche un’opportunità economica più diffusa e duratura” scrive Mencaroni

Spoleto, pecora nera

Tuttoggi è in grado di stilare la speciale classifica dal Comune con il maggior reddito imponibile medio (Corciano) al minore (Monteleone di Spoleto). Tenendo a mente quelle peculiarità legate ai redditi, come l’accennato settore agricolo, per ogni comune viene indicato per fascia di popolazione (A per quelli oltre 50.000 residenti al 1 gennaio 2026, B da 15.001 a 50.000 abitanti, C da 5.001 a 15.000 abitanti, D fino a 5.000 abitanti), il reddito imponibile medio annuo, il numero dei residenti e quello dei contribuenti.  

Spicca all’occhio la posizione di Spoleto, la città del Festival, quella che si vanta da decenni di essere a (quasi) totale vocazione turistica per le sue bellezze. Ed in effetti, già Caput Umbriae, come la ricordava il sindaco Brunini, di simili città per quantità e qualità di cultura in senso largo non ve ne sono molte in giro.

Indubbiamente le politiche messe in campo nella città del fu Ducato – ammesso che ne siano mai state messe in campo – non hanno prodotto molto se, nella speciale classifica, Spoleto agguanta appena il 17mo posto, dietro Campello e Amelia, superando Deruta (per appena 147 euro di differenza annuale), Massa Martana (162€) e Bettona (205€). Non brilla neanche analizzando i dati per popolazione, ovvero tra i 9 municipi che vantano residenti tra 15.000 e 50.000, dove è appena 9, preceduta da Corciano, Orvieto, Todi, Assisi, Città di Castello,  e Narni, seguita da Gubbio e Castiglion del Lago.

Inutile trincerarsi dietro alla mancanza di elementi economici su quanto turismo e cultura “pesino” sull’economia cittadina: non solo nulla si è fatto per studiarla ma, anche di fronte al lavoro (gratuito),  sembra prevalere addirittura l’ostruzionismo. Per maggiori informazioni chiedere all’Università di Perugia che attende ancora i dati completi (completi) dell’edizione del Festival 2024 (duemilaventiquattro). La giunta Sisti, sindaco con assessori al turismo-sviluppo e alla cultura, sono avvisati.

Altro dato interessante è quello del rapporto tra totale dei contribuenti sulla popolazione dove spicca il Comune di Paciano (con il 77%) seguito da Sellano (75%), Orvieto, Montone, Montecchio, (0,75%), tutti i rimanenti Comuni culturali si attestano tra il 70% e il 74%, con Terni, Massa Martana, Norcia, Acquasparta, Arrone, Preci e Monteleone che segnano il minimo (0,70%).

La classifica di tutti i comuni

Dunque, ecco la speciale graduatoria: Corciano (B, € 26.751,04, popolazione 21.603, contribuenti 15.239), Perugia (A, € 26.446,00, 162.384, 117.232), San Gemini (D, €25.390,16, 4.611, 3.392), Torgiano (C, € 24.465,88, 6.628, 4.802), Terni (A, € 24.418,40, 106.272, 74.701), Foligno (A, € 24.413,94, 55.262, 39.124), Orvieto (B, €24.348,76, 19.052, 14.228), Todi (B, € 23.973,47, 15.432, 11.269), Assisi (B, € 23.793,54, 27.400, 19.580), Passignano sul Trasimeno (C, € 23.530,17, 5.686, 4.178), Città della Pieve (C, € 23.503,23, 7.377, 5.387), Spello (C, € 23.408,92, 8.208, 6.095), Città di Castello (B, € 23.366,40, 37.847, 28.837), Narni (B, € 23.203,64, 17.626, 12.703), Campello sul Clitunno (D, 22.997,10, 2.311, 1.672), Amelia (C, € 22.914,56, 11.404, 8.061), Spoleto (B, € 22.884,83, 35.875, 25.981), Deruta (C, € 22.737,70, 9.562, 6.920), Massa Martana (D, € 22.722,48, 3.553, 2.485), Bettona (D, €22.679,12, 4.247, 3.092), Gubbio (B, € 22.663,08, 30.190, 22.474), Paciano (D, € 22.548,91, 923, 708), Trevi (C, € 22.458,32, 7.969, 5.691), Norcia (D, € 22.448,70, 4.399, 3.060), Bevagna (D, € 22.261,04, 4.736, 3.505), Monte Castello di Vibio (D, € 22.213,75, 1.378, 1.012), Castiglione del Lago (B, € 22.092,79, 15.202, 10.993), Montefalco (C, € 21.906,67, 5.266, 3.803), Montone (D, € 21.747,92, 1.534, 1.144), Gualdo Tadino (C, € 21.739,88, 14.133, 10.390), Montecchio (D, € 21.667,70, 1.427, 1.073), Acquasparta (D, 21.653,96, 4.330, 3.038), Panicale (C, € 21.613,17, 5.317, 3.853), Arrone (D, € 21.431,07, 2.504, 1.746), Allerona (D, € 20.782,46, 1.679, 1.250), Lugnano in Teverina (D, € 20.704,55, 1.390, 1.005), Tuoro sul Trasimeno (D, € 20.606,63, 3.793, 2.794), Preci (D, € 20.266,85, 678, 476), Vallo di Nera (D, € 19.815,54, 317, 235), Sellano (D, € 19.598,64, 918, 700), Monteleone di Spoleto (D, € 17.110,68, 535, 374).

(infografiche della Camera di Commercio dell’Umbria)

© Riproduzione riservata