“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” è l’iconica battuta di John Belushi in Animal House, battuta che se può valere nel mondo dello sport (vedasi Rino Gattuso per tutti) o in quello militare, giudiziario eccetera, più difficilmente si intravede nella politica. Ma se mai ce ne fosse bisogno, basta guardare al teatrino messo in scena a Spoleto, sì la città del Festival (appunto), dove improvvisati direttori artistici spuntano come i funghi.
Il tutti contro tutti è partito in un gioco al massacro in cui gli unici a rimetterci sono i cittadini, pressoché dimenticati, ma che in realtà sono i veri azionisti del Palazzo. Se non fosse che fanno finta di non capirlo. Ed è sui “vuoti di memoria” che gioca la politica, quasi nessuno escluso, che fa tanto ricordare la battuta di Cetto La qualunque “Gli italiani si bevono qualsiasi minchiata, basta promettere l’impossibile e venderlo come garantito…io amo gli italiani, sono un gregge che segue il cane, e io…abbaio benissimo”. Altrimenti non si assisterebbe a prese di posizione che di muscolatura hanno ben poco. Carenti di quel “coraggio” che i latini avevano coniato non per chi non ha paura o crede di essere invincibile – e a Spoleto di ridicoli Terminator sono pieni partiti e movimenti – ma per chi ha cuore, cor habeo, per chi sceglie di agire e esserci per gli altri.
Così l’ultimo imbarazzo - che ha portato il Vice sindaco Danilo Chiodetti (Pd) a rimettere le deleghe del Personale per la decisione della maggioranza di assumere un dirigente da una lista di idonei da concorso pubblico indetto due anni fa dall’Assemblea legislativa regionale in cui figura, in quarta posizione utile (visto che il primo della graduatoria è stato già assunto), anche la moglie dello stesso sindaco di Spoleto - non è che la goccia che fa traboccare il vaso. O almeno è quello che si intende far credere.
Difetto di memoria, il male incurabile della politica
Così il piddì del segretario locale e consigliere regionale Stefano Lisci, sempre più isolato dalla segreteria regionale propensa a un secondo mandato di Andrea Sisti, invoca l’indizione di concorsi pubblici per i tre dirigenti che hanno lasciato (2) o stanno per lasciare (1) il Municipio. Peccato che appena tre anni fa lo stesso Lisci, come ricordato in una nota di Alleanza civica (Alessandra Dottarelli e Gianmarco Profili), non abbia battuto ciglio per “pescare” un dirigente dagli idonei di un Concorso indetto dal Comune di Foligno.
E che dire delle dimissioni chieste dal piddì per l’assessora Luigina Renzi (Ora Spoleto, fondata dall’eurodeputata dem Camilla Laureti) “rea” di aver chiamato alla protesta la cittadinanza e aver partecipato alla manifestazione ambientalista in favore del cosiddetto Laghetto di Teodorico, ma non per l’assessora Agnese Protasi (M5S) che, a differenza della collega, solo all’ultimo, si era sfilata dalla manifestazione ma non dalla propaganda per la “giusta causa”?
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O la richiesta di dimissioni, in uno strano abbraccio con la minoranza di centrosinistra (Insieme per Spoleto), dell’assessora Manuela Albertella per quel Prg annunciato da quattro anni ma ancora in fieri?
Ce ne sarebbe anche per l’assessore al turismo (Giovanni Angelini Paroli), ma le critiche al momento si fermano nelle segrete stanze. Sempre pronto, il Pd, a svelarle pubblicamente.
E tra gli smemorati o colpiti da improvvisi vuoti di memoria, mettiamoci anche la Uil del segretario Andrea Russo. Nell’ultimo comunicato inviato a TuttOggi, senza entrare nel merito (sia mai) se sia meglio “pescare” da datate graduatorie o fare concorsi pubblici, l’energico sindacalista si slancia addirittura ad affermare che al Comune possono bastare 6 dirigenti! Chissà dov’era quando, nel 2022, proprio il sindaco Sisti e l’ex assessore al personale Lisci annunciarono una riorganizzazione con 9 dirigenti (più il segretario generale), o quando si è assunto l’attuale dirigente alla cultura dagli idonei di Foligno. Di comunicati stampa, magari erriamo, non se ne ricordano. Abbiamo bene a mente, invece, come fino solo a 20 anni fa e con una dotazione organica più nutrita, di dirigente ce ne fosse uno solo (il Segretario comunale) o come la Scienza delle organizzazioni applichi l’indice di rigidità di struttura (Rd) che fissa al 2% dell’organico il numero dei dirigenti: che a Spoleto, decimo più, decimo meno, non arriva a 5.
La nota di Russo sembra rivendicare una qualche “virgo sindacalis” che ha mandato in fiamme Cisl e Uil della Rsu comunale, ancora pubblicamente silenti sulle tante questioni che attanagliano il personale. Un tutti contro tutti anche sindacale, non bastasse quello politico che sembra propedeutico a staccare la spina e andare a nuove elezioni. Condizionale d’obbligo, ovviamente, ma l’aria che tira a palazzo è quella, anche se il Piddì non sembra capace di quel “cor habeo” che, ad esempio, ebbe persino il centrodestra quando mandò a casa la penultima giunta De Augustinis a trazione Lega-FdI.
Smemoranda politica, quasi “condominiale”
Spoleto, città sensibilissima alle mode, ultimamente ha una predilezione per i misteri e gli enigmi. Dubbi, quiz, sciarade e cruciverba sono all’ordine del giorno e consentono alle guide supreme comunali di rendere imperscrutabili alcuni progetti, ad esclusione del conto finale immancabilmente a sei cifre.
Un luogo lo riconosci anche per l’uso che fa della lingua. Ed è così che per il tempo di una legislatura, quella a trazione Sisti, ci siamo abituati ad “Agende Urbane”, “Cammini dolci”, “Sensi unici a Via Marconi” con rotatoria defatigante finale, “Orti” e “Giardini” con immancabili “Laghetti” - meglio se di Teodorico - e infine - senza mai dimenticare le celeberrime piramidi rovesciate del programma di legislatura-tanto Unesco.
È fresco di avvio di cantiere il progetto di recupero dei bagni pubblici di Piazza della Vittoria che prevede la creazione di una sorta di albergo “Diurno”, con docce e sauna per pellegrini, viandanti e carovanieri biciclettati di ogni sorta, che si avviano come ultima tappa alla vicina Basilica di San Salvatore, patrimonio Unesco (poche centinaia di metri, non chilometri). Quando qualcuno ha provato a dubitare dell’opportunità di un simile, cospicuo, investimento, colui che la sa sempre più lunga del metro ha snocciolato cifre inequivocabili a fondamento dell’accrocco bello bellissimo e antico antichissimo. “La Basilica di San Salvatore, prima della chiusura, faceva 18mila visitatori senza nessun servizio”, sentenziò la guida suprema. E che te pare? Infatti a Brescia, il sito seriale Unesco che non dispone di un albergo diurno per potenziare la spinta turistica come si deve, ha registrato nel 2025 più di 300mila visitatori complessivi, di cui più di 280mila per la sola visita ai resti longobardi. E quindi, come sempre... daje forte a supercazzole diurne. L’importante è il linguaggio come detto sopra.
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Se poi aggiungiamo i vuoti di memoria enigmatici dei pentastellati spoletini (sono in maggioranza se ve lo siete dimenticati) nelle pratiche contro il consumo del suolo, le fulminazioni damascene per i faraonici progetti con discutibile ritorno economico come il Palasport da 7,5 milioni per appena 400 posti o il bagno pubblico senza acqua e un teatro senza sedie, da petit déjeuner sur l’herbe, (entrambi a Monteluco) e infine i ritardi quasi da longobardi, nella consegna di opere pubbliche come alcune scuole, allora appare chiaro il fumus spiritualis che avvolge e sospinge il magnifico luogo del bel tempo che fu. Un effluvio etilico che porta alla rimozione dei fatti e dei gesti compiuti. Una vera Smemoranda politica.
“Abbiamo fatto la storia”
C’è stato un tempo, non molto fa, in cui un sindaco, Fabrizio Cardarelli, ad ogni taglio di nastro amava invitare i predecessori che avevano ideato, iniziato, avviato o solo trovato i fondi per l’opera che si inaugurava: indimenticabile quello per le scale mobili della Posterna che vide partecipare i sindaci, tra quelli rimasti in vita, dagli anni ‘90 al 2014. Altro stile, sicuramente sobrio.
E così, nell’Orgia metafisica di coloro che, con il fare tutto, non muovono mai paglia, vorremmo dedicare due ultime riflessioni prima di passare ad altro argomento.
Prendiamo la recente nomina del Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti a Patrimonio Unesco nell’ambito della tipologia dei Teatri Condominiali. Ebbene l’adesione alla candidatura è stata presa dalla Giunta Regionale del 17 luglio 2024 con delibera 710. Alias dall’assessora Paola Agabiti con la Giunta di DonatellaTesei. Proseguita poi con la presidente Proietti ma tutti, centrodestra incluso, seguendo la lungimirante idea del presidente delle Marche, Francesco Acquaroli, Regione che sui 10 teatri riconosciuti domenica scorsa patrimonio dell’umanità, puo vantarne infatti ben 8, oltre a quello di Spoleto e al Teatro Mariani a Sant’Agata Feltria in Emilia Romagna. Perché mai non condividere un’idea con tutti coloro che l’hanno sviluppata? Vuoi mettere come sia eccitante gridare al mondo “Abbiamo fatto la storia”, quando poi ancora nessuno ha nemmanco compreso bene cosa sia un Teatro Condominiale? Il diavolo è nei dettagli, ovviamente, e basta cercare nei consueti sistemi di ricerca, AI inclusa, per dipanare la questione.

🔗 La delibera 710 della Regione Umbria
Cosa sono i teatri condominiali
Dicesi Teatro Condominiale “uno spazio storico dello spettacolo nato tra il XVIII e il XIX secolo, grazie alla partecipazione diretta e al finanziamento di privati cittadini”. Il termine “condominiale” sta significare la forma legale di proprietà del manufatto e i soggetti che ne promuovono la nascita: facoltosi borghesi, in ascesa nel periodo descritto, oppure consorzi di cittadini benestanti che si manifestavano in Istituzioni pubbliche ma dove il denaro proveniva principalmente dai privati. Ovviamente si potevano acquistare i palchi, finanziando la costruzione del Teatro, proprio come oggi a un imprenditore si opziona in anticipo - su carta - la costruzione di un appartamento. Tant’è che il palco o la poltrona di platea si poteva trasmettere per eredità alle generazioni future. Inutile dire che possedere un palco o delle poltrone con targhetta era un chiaro indice di status sociale.
Tutto questo per dire che oggi nessuno ha fatto la storia di niente. È solo cambiato un tipo di gestione e lo sfruttamento del bene stesso. Ma le fatiche e i soldi iniziali provenivano da altre fonti. Gli odiati borghesi-mecenati. Insomma il Teatro Condominiale “ce arcasca de fortuna” ecco! E lo vogliamo dire forte, definire un teatro “condominiale” è un vero abominio lessicale. Ma sant’Unesco non si tocca e quindi tutti zitti e amen.
Al grido “abbiamo fatto la storia” si sono radunati intorno al leader maximo, per una foto, una serie di comprimari tra cui spunta un consigliere-capogruppo di se stesso e poco più. Uno di quelli che ha impreziosito i lavori consiliari con rare perle di sapienza civica e sociale. Ricordiamo random la “cimicia asiatica”, “lu bastone de grugnale”, e la “vespa vellutina”.
Vederlo festante nel coacervo dei fattori di storia ci ha fatto subito capire quanto fosse equivoco l’uso del termine “condominale”. Temiamo infatti che lo stesso si fosse fatto tempestivamente avanti per l’acquisto di un palco da affittare poi a equo canone, o magari anche solo per vedere se ci scappava un posto auto. Hai visto mai, il teatro è al confine della Ztl, un bel passo avanti dalla periferia.
Aria di elezioni, i possibili candidati
Che la propaganda sia in atto in vista delle elezioni amministrative (primavera 2027, salvo spintanee dimissioni) è un dato di fatto. Le armi imbracciate dal piddì potrebbero non bastare e forse per questo si tentenna, non tanto per non rompere il campo largo (ormai fritto, proprio qui dove era iniziato), quanto perché senza almeno un alleato, a cominciare dal M5S la vittoria sarebbe compromessa. Né vi sono candidati credibili per un post Sisti, al netto dell’attuale presidente del Consiglio comunale Marco Trippetti, il cui nome viene sbandierato dai dem in ogni luogo, ma mai in sua presenza. L’eterno candidato, pur apprezzando gli attestati di stima, anche da frange dell’opposizione, si è fin qui detto non disponibile. Cosciente, tra le altre questioni, che verrebbe “incastonato” in un monile, con tante “gemme” messe al momento da chi i voti li ha veramente. E l’unico ad averli è proprio quel Lisci che governa i 3 assessori e 9 consiglieri comunali. Che potrebbe trovare l’accordo con Insieme per Spoleto composto dall’ex piddino Giancarlo Cintioli, dall’ex civica Donatella Loretoni e dall’ex socialista Paolo Piccioni.
C’è poi Spoleto 2030 del consigliere Diego Catanossi, che in diversi speravano trovasse un accordo con l’altra lista civica liberale (Alleanza civica): Catanossi, o la base di Spoleto2030, non è chiaro, vogliono però attendere la risposta di Trippetti per decidere su quale alleanza.
Attenzione però a Sisti che, oltre a poter contare sul piddì regionale e sulle influenze della governatrice Proietti e della sindaca Ferdinandi, ancora ieri, sulle colonne de Il Messaggero ha confermato di voler svolgere anche il secondo mandato. E anche se non potesse contare sul piddì, può fare affidamento sui Civici umbri, su quel Progetto civico Italia dell’assessore di Roma Capitale Alessandro Onorato (anche se da Roma giungono conferme che certe scelte di Sisti sono particolarmente seguite) e, chissà, magari anche sugli stessi pentastellati.
Se la partita a sinistra si potrebbe fermare qui, è sul campo opposto che la partita è tutta da giocare. Con la novità dell’ultima ora.
I maggiorenti di Fratelli d’Italia, in una telefonata di ieri pomeriggio, svelano a TuttOggi di avere già un candidato “scelto dalla società civile”. Di più non è possibile apprendere (“il nome resterà blindato fino all’autunno”) anche se si parla di un imprenditore / imprenditrice.
Quanto basta però per tagliare fuori da possibili alleanze il capogruppo di Obiettivo Comune, Sergio Grifoni, già assessore ai tempi della Dc, transitato per la lista civica Prima Spoleto, poi con il Pd da cui è stato sospeso e dall’autunno 2021 vicino al centrodestra, in particolare a Fd’I. Grifoni, da volpone qual è, si sta attrezzando da tempo, avendo riesumato proprio la lista Prima Spoleto da affiancare a Obiettivo Comune.
Bisognerà capire se Forza Italia, che potrebbe puntare su Beatrice Montioni, vice coordinatore provinciale e già vice sindaco con De Augustinis, e la Lega, al momento senza candidati, accetteranno la proposta di Fd’I. Senza tener conto che da qui alla prossima primavera potrebbe affacciare anche Futuro nazionale di Vannacci.
Sul fronte liberale, affatto disponibili a trattare con le vecchie gerarchie di destra e sinistra, resta quella Alleanza civica che si è andata consolidando sulle iniziative intraprese proprio da Fabrizio Cardarelli, gli unici a poterne rivendicare in modo coerente il testimone. Al timone potrebbe andare una donna, Alessandra Dottarelli (unica opzione al femminile, insieme alla Montioni, che Spoleto non può vantare nella sua storia), che proprio ieri l’altro ha tenuto una partecipata riunione ristretta solo a coloro che intendono spendersi concretamente per la città.
Poi, come sempre, saranno i cittadini a scegliere, nel segreto dell’urna, sperando non assomiglino ai connazionali descritti da Cetto. Bau, bau.
(Car.Cer. e Car.Van.)
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