"Oggi, nell'ottavo centenario della morte, desidero ricordare un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore, San Francesco d'Assisi, cui Gesù stesso chiese di riparare la sua Chiesa”: sono le parole all’Angelus di Papa Leone XIV, che ha ricordato la festa del Poverello ‘rilanciato’ anche dai maxischermi in piazza ad Assisi.
Il saluto del Papa
“Ispirato dal Crocifisso - ancora il Papa - Francesco edificò la sua vita sull'insegnamento di Cristo, condividendone la povertà, la letizia e le sofferenze, fino al mistico segno delle stigmate. Uomo di preghiera ardente e pieno di carità verso tutti, fu esempio per i primi frati che condivisero la sua ascesi come autentica condizione per la riforma della Chiesa. San Francesco l'ba riparata in virtù della sua fede nel Signore Gesù, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell'amore fraterno. Il suo carisma porta frutto ancora oggi, dopo otto secoli: lo testimoniano la vivace famiglia francescana e i molti doni che la sua eredità spirtiuale diffonde nel popolo di dio. mentre celebriamo l'anno francescano chiediamo il dono della pace e impegniamoci per costruire la concordia tra i popoli. Sono lieto per le molteplici iniziative che celebrano l'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi. Ricordo in particolare quelle che hanno avuto luogo ad Assisi con la presenza delle massime autorità dello Stato italiano".
Il discorso del Presidente della Repubblica
«Celebrare Francesco, oggi, qui al Sacro Convento, in questo importante anniversario, significa riflettere su un apparente paradosso, forse inspiegabile per una mentalità piuttosto diffusa. Come è stato scritto in una sua importante biografia, Francesco «non offriva una risposta politica alle ingiustizie sociali, al problema del male nel mondo”. Francesco chiedeva solamente di vivere, in povertà, pace e letizia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, al seguito di Cristo e vivendo il messaggio del Vangelo, invitando al “privilegio della povertà evangelica”, esortazione che lo rendeva distinto dai movimenti pauperistici dell’epoca. Per questa scelta, radicale e sconvolgente agli occhi del mondo, l’uomo che, per sé e per i suoi seguaci volle la denominazione umile di “frati minori”, è diventato una delle figure più significative, più conosciute, più amate della storia universale».

Il saluto di fra Marco Moroni
Dopo la conclusione della celebrazione eucaristica, e prima di Mattarella ha parlato fra Marco Moroni, OFMConv, a nome della Famiglia francescana. Egli ha dichiarato, rivolgendosi in modo particolare agli ambasciatori e ai rappresentanti di Paesi accreditati presso la Repubblica italiana: «Vorremmo ricordare oggi uno scritto poco conosciuto di san Francesco: la Lettera ai reggitori dei popoli. [...] Eccellenze, ottocento anni dopo, proprio da Assisi, vorremmo in qualche modo ripetere il suo gesto e affidarvi idealmente una lettera che nasce dalla sua memoria. Vi chiediamo di esserne messaggeri presso i popoli e i governi che rappresentate. [...] Da Assisi e dal mondo sale ancora una richiesta di pace, che la vita di ogni persona vale più di una frontiera conquistata, di un interesse economico difeso, di una supremazia affermata. [...] Ottocento anni dopo la sua morte, dunque, Francesco non ci consegna soltanto una memoria da custodire, ma ci ricorda che è possibile sperimentare la presenza viva dell’Altissimo e buon Signore, Creatore e Redentore, Amore che avvolge ogni creatura. Per questo possiamo ancora credere nella fraternità, quando prevale la contrapposizione; nella dignità di ogni essere umano, quando viene violata; nella cura della casa comune, quando prevale l’interesse immediato; nella pace, quando la guerra torna a essere considerata inevitabile».
Il regalo del Serafico
Il dono della Regione Umbria al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella porta la firma dei ragazzi del Serafico di Assisi, a cui Palazzo Donini ha affidato la realizzazione delle opere in ceramica consegnate oggi (4 ottobre, ndr) al Capo dello Stato e ai presidenti delle Regioni italiane presenti alle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco.

Per Mattarella i ragazzi hanno realizzato una delle caratteristiche casette in ceramica, simbolo del Serafico, sulla quale è impressa in rilievo l'immagine di un frate; una scelta che richiama insieme l’ispirazione francescana del Serafico e il significato che la 'Casa di Assisi' ha per i ragazzi che lo vivono ogni giorno. Ai presidenti di Regione sono stati destinati dei Tau in ceramica, il segno a forma di croce che il Santo scelse come propria firma e che utilizzò nelle lettere e nelle benedizioni, facendone uno dei simboli più riconoscibili della spiritualità francescana.