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Spoleto, Festival dei Due Mondi: la prosa parla tre lingue

Secondo weekend a Spoleto nel segno della prosa: quattro debutti tra italiano, inglese e spagnolo e riapertura notturna di San Salvatore al 69° Festival dei Due Mondi.

Spoleto, Festival dei Due Mondi: la prosa parla tre lingue

Dal Caio Melisso a San Simone, fino alla riapertura notturna della Basilica di San Salvatore, il 69° Festival dei Due Mondi entra nel suo secondo weekend con il baricentro sulla prosa. Quattro debutti tra oggi e domani accendono un itinerario che unisce Italia, Inghilterra e Spagna, sotto la regia curatoriale di Leo Muscato, consulente per opera e prosa. È il primo anno con la direzione artistica di Daniele Cipriani e la parola scenica, a Spoleto, diventa crocevia di lingue, stili e memorie condivise.

Quattro debutti, tre lingue, un tema: radici

In conferenza a Palazzo Racani-Arroni, Muscato ha presentato gli artisti e ha delineato una proposta che intreccia classicità, narrazione e ricerca. Il filo tematico “Radici” trova un’immagine potente nella migrazione linguistica di un classico italiano verso l’inglese, mentre l’asse umbro si rafforza con la riapertura in esclusiva di un luogo simbolo come San Salvatore.

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  • Don Giovanni e il suo pitbull di Dan Fante, regia e interpretazione di Franco Branciaroli (Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi), in scena fino al 4 luglio.

  • Kohlhaas di Marco Baliani e Remo Rostagno, versione inglese diretta da Omar Elerian con Arinzé Kene (Teatro San Simone), in scena fino al 6 luglio.

  • Esencia di Ignacio García May, regia di Eduardo Vasco con Juan Echanove e Joaquín Climent (prima italiana), in scena fino al 5 luglio.

  • Eumenidi – Oreste è salvo da Eschilo, regia di Serena Sinigaglia (Basilica di San Salvatore), in scena fino all’11 luglio.

Branciaroli al Caio Melisso: l’America nera di Dan Fante

Con Don Giovanni e il suo pitbull, Franco Branciaroli porta in prima assoluta una commedia nera di Dan Fante che ripensa la famiglia americana con sguardo ironico e disincantato, tra memoria personale e critica sociale. Accanto a lui in scena Emanuele Fortunati, Flavio Francucci, Ester Galazzi, Eros Pascale e Valentina Violo. L’attore e regista torna a Spoleto dopo il debutto del 1989 con Luca Ronconi su “Féerie – Pantomima per un’altra volta” di Louis-Ferdinand Céline e dopo Lettere a Nour di Rachid Benzine nel 2018: un arco che attraversa stagioni diverse di un teatro di parola e di presenza.

Kohlhaas a San Simone: un classico italiano rinasce in inglese

È il capitolo che più esplicitamente tocca il tema delle radici. Kohlhaas, scritto da Marco Baliani e Remo Rostagno e ispirato al racconto di Heinrich von Kleist, fu nel 1989 la scintilla del teatro di narrazione italiano: un attore, una sedia, un fondale scuro e la voce. “L’ho visto sei o sette volte”, ha ricordato Muscato. Oggi il testo approda a Spoleto in inglese, regia di Omar Elerian, con il pluripremiato Arinzé Kene, produzione del Brighton Festival coprodotta con il Festival dei Due Mondi, in scena con sopratitoli in italiano. Dopo il successo del debutto britannico, la prima italiana ripercorre la vicenda del mercante di cavalli del Cinquecento che, truffato da un barone, trasforma una legittima richiesta di giustizia in una spirale di violenza.

Esencia, la Spagna al centro del palco

la nazione che preferisco”, ha detto con una battuta Muscato presentando Esencia, drammaturgia di Ignacio García May e regia di Eduardo Vasco, prima italiana con due maestri della scena iberica: Juan Echanove e Joaquín Climent, dal Teatro Español di Madrid e reduci dal Premio Talía come miglior testo della stagione. Echanove – volto amato in patria, tra cinema e teatro – porta a Spoleto un gioco teatrale che mette a fuoco manipolazione della realtà e potere della parola. Due attori si ritrovano in un caffè dopo molti anni e ingaggiano “una partita a tennis dialettica”. “Quando ho cominciato non avrei mai sognato di far parte di una programmazione come questa”, hanno dichiarato dal microfono. Muscato ha rilanciato: “Una regia di rigore assoluto, tutta al servizio degli attori. Imperdibile”.

Eumenidi a mezzanotte: la Basilica di San Salvatore riapre al rito

Il segmento più rituale è affidato a Serena Sinigaglia con Eumenidi – Oreste è salvo, da Eschilo, che riapre in esclusiva la Basilica di San Salvatore, gioiello longobardo UNESCO chiuso da anni dopo il sisma. Allestimento site-specific integrale: niente palchi, niente gradinate per non profanare le linee della chiesa. Due platee su fronti opposti, alla maniera dell’Odin Teatret, e debutto a mezzanotte dopo l’attraversamento del cimitero monumentale. “Parla di Erinni (divinità della vendetta e della giustizia ndr) creature della notte: meglio di così non poteva essere”. Muscato la definisce “la più brava in Italia nel trattare la tragedia, senza possibilità di equivoco”. In scena una compagnia di sette attrici – tra cui Giorgia Senesi, Francesca Ciocchetti e Sandra Zoccola – con i canti curati da Francesca Della Monica e le coreografie di Alessio Romano. Lo spettacolo è in programma fino all’11 luglio.

Non solo prosa: danza, barocco e una grande sinfonica

Oltre agli spettacoli in cartellone nel weekend, il direttore Daniele Cipriani ha ricordato le due proposte che accompagnano l’intera durata del Festival a San Salvatore tra danza e musica barocca, il progetto in arrivo con la Fondazione Mahler dedicato a Laurie Anderson e il grande appuntamento sinfonico in Piazza Duomo con la London Symphony Orchestra e Beatrice Rana. Alla richiesta di un consiglio per orientarsi nel programma, la risposta è rimasta ferma: “Non so cosa consigliare, perché è tutto bello e tutto voluto”.

Perché conta per l’Umbria

La concentrazione di quattro debutti in tre lingue in un solo fine settimana rafforza il posizionamento di Spoleto come piattaforma internazionale. L’impatto va oltre la rassegna: la riapertura di San Salvatore per uno spettacolo notturno restituisce un bene comune alla fruizione culturale, mentre la pluralità linguistica amplifica l’accessibilità per pubblici differenti. La narrazione minimalista di Kohlhaas, la scrittura tagliente di Dan Fante, il duello verbale di Esencia e la dimensione rituale delle Eumenidi compongono un mosaico che dialoga con i temi chiave del territorio: formazione (laboratori e pratiche collettive), innovazione culturale (traduzioni e coproduzioni), sostenibilità (allestimenti essenziali e site-specific) e inclusione (sopratitoli e multilanguage).

Prospettive e opportunità

Il percorso aperto da queste produzioni indica alcune traiettorie: rafforzare i ponti internazionali (coproduzioni come quella con il Brighton Festival), valorizzare la dimensione laboratoriale come costruzione di comunità (il continuum Supplici-Eumenidi), sviluppare format accessibili per nuovi pubblici (lingue originali con sopratitoli). Per il sistema umbro, significa consolidare Spoleto come motore culturale capace di generare ritorni diffusi: invito alla partecipazione civica, a una fruizione consapevole dei luoghi e a un dialogo tra generazioni di artisti e spettatori.

Keyword – Festival dei Due Mondi: rassegna di Spoleto giunta alla 69° edizione, primo anno con la direzione artistica di Daniele Cipriani; il tema “Radici” orienta il cartellone.

Fonte: https://tuttoggi.info/un-weekend-in-cui-spoleto-parla-in-tre-lingue-prosa-in-scena/998649/

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