Un percorso che attraversa botteghe, piazze e palcoscenici diffusi. Nel nostro video-racconto, Spoleto vive il Festival dei Due Mondi come un’unica, grande scena condivisa: dagli oggetti d’arte in corso Mazzini alla Banda della Città di Spoleto in omaggio al Maestro Menotti, dalle sperimentazioni di danza al teatro in carcere. Un mosaico di volti, suoni e visioni che restituisce il senso profondo di una comunità in movimento.
Dalla bottega in corso Mazzini, arte che ispira la città
Nella sua galleria di corso Mazzini, l’artista Lorenzo Zangheri racconta un’idea di bellezza accessibile e quotidiana, capace di parlare a residenti e viaggiatori. Le sue parole sintetizzano una vocazione che a Spoleto si respira ovunque.
"Sono arte regalo, ovvero declinazione di arte sotto forma di oggetto da regalare. Quindi che siano agende, taccuini, biglietti d'auguri. Una comunicazione figurativa sempre positiva, sempre propositiva e oggettivamente augurale, che ispira, ispiri l'ambizione, la buona stella. Quindi perché no, per il Festival?"
Per Zangheri, la forza del Festival è trasformare il centro storico in un organismo vivo, capace di accogliere e generare relazione.
"Sicuramente mi auguro che si punti molto su l'atmosfera, sulla qualità, su tutto ciò che davvero trasmetta arte condivisa, trasversale, che coinvolga tutta tutta la città, come ad esempio quest'anno l'installazione dei video mapping per me sono state una grandissima occasione per ri coinvolgere davvero l'unicità. Questo dualismo tra Festival Spoleto città, centro storico, centro storico che torna ad essere contenitore di arte e non solo un qualcosa che ospiti, ma che il centro storico stesso sia arte, quindi partecipi a torni ad essere un palcoscenico anche il monumento stesso."
Una visione che trova eco nella suggestione notturna della Rocca, vera “lanterna” culturale per chi arriva da tutta l’Umbria.
"E mi collego al tuo punto di vista proprio con la proiezione della Rocca che io vedo come un faro, cioè quella proiezione che si vede praticamente da tutta l'Umbria, è un faro per attirare i navigatori dell'arte a Spoleto."
Un compleanno in musica per il Maestro Menotti
La città tributa il proprio omaggio al fondatore con la Banda della Città di Spoleto, protagonista di un percorso itinerante fino a piazza Duomo. Il programma, spiegato prima dell’esibizione, attraversa la tradizione e si apre ai linguaggi popolari.
"Buonasera a tutti, questa sera eseguiremo le classiche marce della tradizione bandistica italiana e non faremo un percorso itinerante andando un po a toccare tutti i vari le varie sfumature di quello che significa una marcia dalla marcia sinfonica tradizionale della cultura italiana fino alla marcia più moderna in stile Dixieland, fino ad arrivare in piazza Duomo, dove faremo questo omaggio al Maestro Menotti. Con tanti auguri. Scritto da Angelo Silvio Rosati che è stato un allievo del Maestro Menotti. Una fanfara scritta dal Maestro nel 1965 che ho adattato per fiati e percussioni. Io per per questa occasione e infine concluderemo con due inni l'inno italiano e l'inno americano."
Un patrimonio civico radicato nel tempo, come ricorda la storia della formazione musicale spoletina.
"La banda, diciamo le prime notizie storiche certe ce l'abbiamo al 1799, quindi abbiamo festeggiato i 225 anni pochi anni fa."
Nel nostro video anche i momenti più partecipati della sfilata e l’atmosfera di festa che ha attraversato le vie del centro.
Talenti e sguardi: tra presentazioni e giovani voci
Il Festival allarga lo sguardo oltre i palchi con la presentazione del catalogo “Glory” di David Saunders al giardino di Palazzo Campello e con le copie firmate disponibili da Ubik in corso. Prosegue il focus sui Concerti delle 12 e sulle nuove generazioni: a Santa Eufemia ha emozionato la giovanissima pianista Martina Meola, 13 anni, talento in ascesa già apprezzato da grandi interpreti.
In primo piano anche la parola, con gli incontri che hanno visto protagonista Emanuele Trevi. Nel video, una riflessione che intercetta il mestiere creativo e la sua condizione umana.
"La solitudine pura è quella dell'eremita. La solitudine dell'artista è completamente diversa dell'eremita, dal navigatore solitario, dalla ém, dal viaggiatore interstellare della fantascienza."
La danza che sorprende: dal Teatro Romano alla Rocca
Tra i luoghi simbolo, il Teatro Romano accoglie Sons of Jacko, esperienza che alterna masterclass ed esibizioni, fino a un finale a sorpresa con Gregory Porter. Alla Rocca continua a coinvolgere Seven Eyes, mentre al Teatro Romano va in scena Venus e Adonis e al Giancarlo Menotti Dancing with Bob. Nelle parole della compagnia, la matrice mitologica che attraversa la serata.
"Come sapete, nella mitologia greca Eco aveva cercato di sedurre Narciso, ma alla fine non diventa che l'eco di se stessa."
Teatro che include: il palco nella Casa circondariale
Alla Casa circondariale di Spoleto, la compagnia Sine Nomine con i detenuti guidati da Giorgio Flamini porta in scena uno spettacolo che, per la prima volta, entra ufficialmente nel calendario del Festival con biglietto a pagamento. Le repliche sono andate esaurite e il direttore artistico ha raccontato l’emozione provata. Un segno concreto di inclusione culturale che lega arte, rieducazione e cittadinanza attiva.
Memorie e radici
Il Festival conserva tracce preziose: tra le curiosità storiche, nel 1958 una grande collettiva di artisti americani portò a Spoleto opere di Robert De Niro senior, noto pittore e scultore, grazie al Metropolitan di New York. Oggi, la drammaturgia torna a interrogare il presente con Radici di mezzo mondo all’Auditorium della Stella: cinque personaggi del Vangelo, cinque interpreti, cinque prospettive.
"È successo un pomeriggio. Ho tradito le speranze più profonde di una persona che mi era molto vicina."
"Giuda è un tizio pericoloso, quello. E adesso gli uomini faranno con lui quello che a loro sembrerà più giusto."
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La striscia quotidiana Special Festival condotta da Chiara e Tommy
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