Una fila di taniche attraversa la platea del Teatro Caio Melisso, passate di mano in mano sopra le teste degli spettatori, fino al palcoscenico. Quel gesto apparentemente innocuo, quasi un gioco, diventa il segno teatrale più incisivo della serata: la parabola di Max Frisch chiama in causa chi guarda, fino a renderlo parte della dinamica scenica. È la prima italiana di The Arsonists del Berliner Ensemble, un lavoro che mette in corto circuito cortesia e responsabilità, svelando la fragilità dei confini tra palco e sala.
Un titolo che brucia la distanza
Il cuore del testo è la figura di Gottlieb Biedermann, benestante produttore di tonici per capelli che a parole condanna i piromani, ma che, quando bussano alla sua porta, li accoglie e li asseconda. Max Frisch definì la sua opera un “dramma didattico senza insegnamento”: la storia avanza senza morale precostituita e senza redenzioni, con un protagonista che preferisce non vedere le cause delle crisi che egli stesso contribuisce ad alimentare. In sala, il pubblico ne fa esperienza diretta quando partecipa al passaggio delle taniche: quando ci si accorge di cosa si sta facendo, è già troppo tardi. Come per Biedermann.
Una scena che si smonta a vista
La regia della giovanissima Fritzi Wartenberg (classe 1997) trasforma il Caio Melisso in un laboratorio a cielo aperto. La scena firmata da Jessica Rockstroh debutta come un teatrino di marionette: i coniugi Biedermann si muovono come figurine intrappolate nei ruoli della rispettabilità. Poi, progressivamente, l’impianto cede. Non per rivelare un’ipotetica autenticità dei personaggi, ma per costringerli ad abitare un presente che non concede più alibi. Quando tutto crolla, crolla sul serio: i macchinisti entrano a vista, diventano parte dell’azione e, al termine, sono chiamati sul palco a condividere gli applausi.
Colori, ritmo e interpreti in controtempo
La cifra visiva del Berliner Ensemble resta inconfondibile: un’“esplosione grottesca in technicolor”, come l’ha definita The Berliner, capace di far sorridere e, al tempo stesso, di inoculare un’inquietudine persistente. Il cast lavora a prescindere dalla corrispondenza di genere, accentuando la natura meccanica e universale dei ruoli sociali:
Kathrin Wehlisch è un Gottlieb Biedermann tagliente e vulnerabile.
Maximilian Diehle dà corpo alla domestica Anna.
Maeve Metelka è l’incendiario Eisenring.
Pauline Knof si divide tra Babette e il poliziotto.
Max Gindorff è Schmitz.
Cinque interpreti che tengono il ritmo di un meccanismo a orologeria, tra paradosso e ironia, mentre lo spazio scenico si ridisegna sotto gli occhi della sala.
Dentro e fuori: la quarta parete si incrina
Il vero motore drammaturgico è un continuo passaggio di soglia: i due piromani escono dal quadro, occupano platea e barcacce, rientrano, si riposizionano. Alcune battute in italiano avvicinano ulteriormente il pubblico, fino alla spassosa telefonata di cortesia in cui Babette ammicca alla città: “Sono a Spoleto”. La platea risponde, ride, si muove, collabora. E quando arriva la richiesta implicita — “Passate la benzina” — l’azione si compie: la comunità in sala diventa parte del dispositivo scenico. Novanta minuti di prosa in tedesco, con sovratitoli in italiano e inglese, volano tra gioco e consapevolezza.
Il filo di Brecht e la memoria del Festival
La scelta del Berliner Ensemble non è casuale e rinsalda un legame con la storia recente del Festival dei Due Mondi. La compagnia fondata da Brecht è “di casa” a Spoleto: nel 2008 presentò l’Opera da tre soldi diretta da Robert Wilson, apertura di Spoleto 59 a direzione Giorgio Ferrata, e nel 2025 portò Woyzeck di Ersan Mondtag sotto la guida della uscente Monique Veaute. Con Frisch si chiude un cerchio teorico: il Lehrstück, il “dramma didattico” brechtiano, diventa qui Lehrstück ohne Lehre, un “dramma didattico senza insegnamento”, dove la lezione tocca a chi guarda. Che a orchestrare questo gioco con la forma sia proprio la compagnia di Brecht non è una coincidenza, così come non lo è il percorso della regista Wartenberg, arrivata al Berliner attraverso WORX e vincitrice del Premio Helene Weigel.
Una cornice internazionale in dialogo con Spoleto
La serata si inserisce in un cartellone multilingue accompagnato da patrocini esteri. The Arsonists è andato in scena con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania: una scelta che risuona con il DNA del Festival dei Due Mondi, nato per mettere culture diverse una di fronte all’altra e lasciarle dialogare nella propria lingua.
Dove approfondire
Per un’analisi dettagliata degli spettacoli del Festival dei Due Mondi di Spoleto rimandiamo agli approfondimenti di: TuttOggi.info.
E da non perdere, la striscia video di:
Special Festival
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