Al Festival dei Due Mondi di Spoleto la danza conquista la scena con una svolta simbolica e un ritorno storico. Sul palco del Teatro Romano, Tiler Peck, stella del New York City Ballet, interpreta per la prima volta al femminile un assolo firmato da Jerome Robbins per Mikhail Baryshnikov. Intorno a questo passaggio, la sezione danza rilancia la Maratona di danza, presenta una Sagra della Primavera riscritta in linguaggio flamenco e accoglie la prima europea di Sons of Echo ideata da Daniil Simkin. Un programma che dialoga con il tema “Radici” e conferma Spoleto come snodo culturale dell’Umbria.
Un assolo che diventa spartiacque
C’è un assolo che Jerome Robbins costruì su misura per Mikhail Baryshnikov e che per trent’anni è rimasto precluso alle interpreti donne. Questa sera al Teatro Romano lo danza Tiler Peck. La ballerina ha raccontato il momento che ha cambiato il corso della sua carriera: “Il Robbins Trust mi chiese se volevo essere la prima”, ha spiegato alla terza conferenza stampa del 69° Festival, tenuta a Palazzo Racani-Arroni. “Ero eccitata e sentivo tutta la pressione. Ma quando mi dissero che avevo la qualità giusta per quella coreografia, è andato tutto bene”.
È un ritorno che parla del legame tra Robbins e Spoleto: proprio qui, nel 1959, il suo Moves debuttò in prima assoluta al Teatro Nuovo, e il coreografo tornò più volte fino al gala del 1973. Riprenderne oggi un titolo, ribaltandone il genere, è un gesto che incrocia memoria e rinnovamento.
La maratona di danza, un ritorno atteso
Cuore del cartellone del fine settimana è la Maratona di danza al Teatro Romano, che riporta in vita una rassegna amatissima: ideata nel 1977 da Alberto Testa con Vittoria Ottolenghi e fortemente voluta da Gian Carlo Menotti, andò in scena in nove edizioni fino al 2001, diventando per oltre vent’anni un riferimento internazionale. Il ritorno ha un valore anche biografico per il direttore artistico Daniele Cipriani, che proprio alla Maratona del 2001 esordì al Festival da assistente di Testa.
In scena una costellazione di interpreti, tra tradizione e sguardi contemporanei:
Tiler Peck e Roman Mejia
Maia Makateli, Daniil Simkin, Madoka Sugai
Alessandro Frola, Davide Dato, Rinaldo Venuti con Anna Capelli
Il repertorio classico, da Il Corsaro a Don Chisciotte ed Esmeralda, dialoga con il presente: accanto alle grandi storie d’amore, due duetti maschili, tra cui il ritorno a Spoleto di Marcelo Gomes con una prima italiana e un pas de deux interpretato da Dato e Frola. In scena fino al 5 luglio.
Stravinskij in chiave flamenco
La seconda parte del programma propone una prima mondiale: la Sagra della Primavera di Stravinskij interamente riscritta nel linguaggio del flamenco. A guidarla è Sergio Bernal, figura di spicco del ballo spagnolo, con un ensemble di sedici danzatori e le coreografie di Albert Hernández e Irene Tena della compagnia La Venidera insieme a Eduardo Martínez. Madrileno, classe 1990, già primo ballerino del Ballet Nacional de España e premiato in Italia come miglior danzatore 2023 da Danza&Danza, Bernal ha spiegato la scelta: “È una musica eccezionale, che quando nacque cambiò la storia della musica mondiale”. E ha aggiunto: “La Sagra parla del ciclo della vita, di come tutto deve iniziare e finire per ricominciare. E il flamenco ha un senso del ritmo che le si adatta perfettamente”.
Sons of Echo, mascolinità allo specchio
Il 7 e 8 luglio, ancora al Teatro Romano, arriva in prima europea Sons of Echo, serata tutta al maschile ideata da Daniil Simkin con Osiel Gouneo e Alban Lendorf. L’angolatura è originale: a interrogare la mascolinità sono quattro coreografe, Lucinda Childs, Drew Jacoby, Tiler Peck e Anne Plamondon. “La collettività maschile non è di per sé cattiva”, osserva Simkin, “ma deve entrare in dialogo con l’altra parte del genere per trovare una mascolinità positiva, un nuovo archetipo”. La chicca musicale è la presenza del due volte Grammy Gregory Porter, che canterà dal vivo Real Truth sul brano firmato da Tiler Peck: “È la prima volta che canta dal vivo per noi”.
Seven Ages e l’eco dell’arte
Al Teatro Nuovo è atteso un omaggio tra danza e arte con le scenografie di Robert Rauschenberg, realizzato grazie al sostegno dei mecenati del Festival. Alla Rocca Albornoz prosegue Seven Ages di Marco Goecke, su musica originale di Kirill Richter eseguita dal vivo a pianoforte e violino. Il lavoro, ispirato ai versi shakespeariani sulle età della vita, disegna un ciclo che va dalla nascita alla morte e ne dilata i simboli, tra cui il fumo alla Churchill e la rottura del bastone che nella tradizione segnava la fine di un regno. Il titolo abbandona l’indicazione “of Man” per aprirsi a tutta l’umanità. In scena fino al 10 luglio.
Kohlhaas, il racconto dietro le quinte
Alla chiesa sconsacrata di San Simone va in scena Kohlhaas, con la regia dell’italo-palestinese Omar Elerian, abituato a lavorare nel Regno Unito. L’idea nasce nel 2021 quando il regista chiede a Marco Baliani se esista una traduzione inglese del suo classico: “Mi disse che l’avevano fatto in spagnolo e francese, ma mai in inglese”. La traduzione prende forma in fretta, mentre nelle strade risuonano i cori No justice, no peace dopo l’omicidio di George Floyd. Elerian ricorda: “Ero lì a tradurre la storia di un mercante di cavalli che chiede giustizia, mentre si dibatteva se la violenza sia giustificabile per ottenerla. Mi sembrava parlasse alla contemporaneità”. La versione arriva all’attore nigeriano Arinzé Kene, che risponde senza esitazione: “Questo devo assolutamente farlo”. Dopo la prima assoluta a Brighton, nelle antiche stalle di Re Giorgio IV, il progetto ha trovato a Spoleto la sua dimensione. In scena fino al 6 luglio.
Prospettive per il territorio
Il cartellone di Spoleto non somma soltanto titoli, ma costruisce traiettorie. La riapertura della Maratona, la valorizzazione di maestri come Robbins e Rauschenberg, i debutti internazionali e la ricerca su identità e genere convergono in un ecosistema che rafforza l’attrattività culturale dell’Umbria, crea occasioni di formazione e alimenta reti professionali. La stessa direzione artistica ha ricordato l’incontro mattutino al Caio Melisso dedicato a Franca Sozzani e i concerti di mezzogiorno dell’Academy al Teatro Nuovo: tasselli che connettono pubblico, talenti e saperi.
È una strategia che guarda oltre il singolo evento: favorisce l’accesso alla cultura, sostiene la circolazione di linguaggi e offre alla comunità strumenti per leggere il presente. In questo quadro, Spoleto si conferma ponte tra identità locale e visione futura.
Calendario essenziale
Maratona di danza al Teatro Romano: in scena fino al 5 luglio
Sons of Echo al Teatro Romano: in scena il 7 e l’8 luglio
Seven Ages alla Rocca Albornoz: in scena fino al 10 luglio
Kohlhaas alla chiesa di San Simone: in scena fino al 6 luglio
Omaggio a Robert Rauschenberg al Teatro Nuovo: tra danza e arte contemporanea
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