Questa mattina il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, è intervenuta nella conferenza stampa promossa da Articolo 21 e Patto avanti alla vigilia del decimo anniversario del terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 in cui persero la vita i due giovani coniugi orvietani Barbara Marinelli e Matteo Gianlorenzi. Presenti anche Franco e Fernanda Gianlorenzi, genitori di Matteo, Daniele Marinelli, fratello di Barbara, e il reatino Mario Sanna, padre di Filippo morto a 22 anni tra le vittime del sisma.
Lo sciopero della fame
Mario Sanna da un mese sta portando avanti uno sciopero della fame per chiedere allo Stato l'istituzione di un fondo nazionale per i familiari delle vittime delle calamità naturali. Una richiesta che continua a fare da anni e che rimane inascoltata. Nell’ottobre del 2025 la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna per il progettista e direttore dei lavori di ampliamento dell’Hotel Roma, fatti nel 1975, dove hanno perso la vita sette persone tra cui i due orvietani. All’ingegnere è stato confermato il verdetto per crollo colposo e omicidio colposo. Ma per le famiglie delle vittime non c’è stato alcun risarcimento e nonostante la condanna definitiva e la disposizione di una provvisionale di 170.000 euro le famiglie non hanno incassato nulla.
Le vittime orvietane
«Per Orvieto – afferma il sindaco Roberta Tardani - il drammatico ricordo del terremoto di Amatrice ha i volti di Barbara Marinelli e Matteo Gianlorenzi, due nostri giovani concittadini che quella notte di dieci anni fa persero la vita nel crollo dell’Hotel Roma. Ero consigliere comunale e ricordo nitidamente le prime fasi concitate di quella mattina dopo la tragedia. La telefonata accorata di Enzo, il padre di Barbara, che chiedeva che lo aiutassi ad avere notizie perché la figlia, che si trovava ad Amatrice, non rispondeva al telefono e non riusciva a raccogliere informazioni da nessuno. Ricordo quelle interminabili ore in attesa di una flebile speranza e ricordo l’abbraccio commosso della città in un Duomo gremito per l’ultimo saluto. A Barbara e Matteo, alle loro famiglie, a Franca ed Enzo Marinelli che oggi non ci sono più, a Fernanda e Franco Gianlorenzi e a tutte le vittime di quella tragedia va il pensiero e l’abbraccio della nostra comunità”. Un ricordo che deve restare vivo, attivo e: “rendere ancora più forte il dovere delle Istituzioni di ascoltare la voce di coloro che hanno perso i propri cari e che da anni chiedono allo Stato un riconoscimento di un diritto che non può essere ridotto soltanto a una questione economica. I soldi non risarciranno mai la perdita di una vita umana e non credo nemmeno che questa battaglia possa avere una connotazione politica. Esiste una sensibilità trasversale sulla necessità di affrontare il problema. È quindi comprensibile la richiesta di arrivare a criteri chiari, uniformi e non legati di volta in volta al singolo evento. Credo che oggi Governo e Parlamento abbiano la possibilità di raccogliere questo percorso e trovare una soluzione equilibrata e sostenibile, possibilmente attraverso una disciplina generale che valga per tutte le vittime delle calamità naturali. Da sindaco non posso che auspicare che dal confronto si possa passare finalmente a una soluzione concreta e condivisa”.
La memoria di Barbara e Matteo
Cinque anni fa, in seguito alla mozione approvata all’unanimità in consiglio comunale Orvieto nel settembre 2019, il Giardino di San Giovenale è stato dedicato alla memoria di Barbara e Matteo. “Non si tratta di un’intitolazione ufficiale – spiega il sindaco – perché al tempo la Prefettura di Terni, sulla scorta del parere della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, non autorizzò il cambio di denominazione in quanto “il nome attuale è presidio della memoria storica del luogo”. Per la nostra comunità quel giardino custodisce comunque la memoria dei due ragazzi con una targa che è stata lì posizionata ma siamo disponibili a valutare, insieme alle famiglie, di intitolare ufficialmente un altro spazio della città a Barbara e Matteo”.