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Amatrice a 10 anni dal terremoto: dentro la zona rossa. I dati della ricostruzione e le difficoltà

A 10 anni dal sisma la ricostruzione di Amatrice procede tra molte difficoltà: i cantieri privati sono il 40%, iniziata ricostruzione pubblica. Interviste

Amatrice a 10 anni dal terremoto: dentro la zona rossa. I dati della ricostruzione e le difficoltà

Si avvicina l’anniversario dei dieci anni dal sisma che il 24 agosto 2016 ha colpito Amatrice e il Centro Italia provocando 299 vittime: 237 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 51 ad Arquata del Tronto. La ricostruzione sia pubblica che privata sta procedendo tra rallentamenti e voglia di ricominciare a restituire un cenno di vita a un paese raso a zero dal terremoto. I cantieri sono le sole presenze nella zona rossa e tra pochi giorni si aprirà la viabilità del “vecchio” corso alle auto.

Lo stato dell’arte della ricostruzione ad Amatrice           

L’avanzamento dei lavori privati è pari al 40%. Secondo i dati aggiornati del 2026 dell’Ufficio tecnico del Comune, per la ricostruzione privata le domande presentate e accettate sono 1.510 (il 39% del totale), gli aggregati costituiti 540 e le case ricostruite con agibilità 247. L’importo concesso attraverso i decreti di ricostruzione emessi ammonta a 679,50 milioni di euro mentre l’importo richiesto è di 1,10 miliardi. Sono questi ad oggi alcuni dei numeri della ricostruzione di Amatrice e delle 69 frazioni. I cantieri aperti, secondo il Rapporto Ricostruzione Lazio-Struttura Commissariale Sisma 2016, sono stati attivati 828 interventi: 348 risultano completati e 480 attivi o in corso.

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Nella parte laterale del centro qualche abitazione potrà essere riabitata a breve ma con qualche escamotage perché si tratta di un grosso cantiere. Se le ditte lavorano con i tecnici giusti, in un paio di anni si riesce a costruire un aggregato. Potremmo veder rivivere questo luogo anche in breve tempo” spiega il sindaco Giorgio Cortellesi, indicando una prospettiva di circa due anni.

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I cantieri del “vecchio” corso

Il corso verrà riaperto tra pochi giorni insieme alla viabilità della zona rossa, spostando i cantieri nella parte opposta e iniziando a cantierizzare lì.

È importantissimo perché la viabilità alternativa adesso transita sopra il sedime dei fabbricati, quindi non è stato possibile cantierizzare l’area nord per il passaggio delle auto. Aprendo il corso cantierizzeremo anche la zona nord” spiega il sindaco.

Nella zona sud i cantieri sono molti, una ventina di aggregati già partiti con i lavori che inizieranno prima per chi ha i sedimi liberi delle vecchie case, in genere le case più vicine al corso. Qui sono stati eseguiti i sotto-servizi per rendere l’area pronta ad essere urbanizzata. Si sta lavorando a un buon livello anche sulla seconda fila di case, con i tetti già in fase di ricostruzione. I tecnici spiegano che in questa zona c’è stato un forte problema in fase di rimozione delle macerie perché sono stati tirati via gli “spiccati” (il perimetro delle case esistenti) anziché lasciarli, per cui ci sono voluti due anni per ritracciare le aree di sedime delle case. Si è spianato tutto e per riuscire a trovare le case che non avevano fondamenta si è trattato di un vero e proprio lavoro di archeologia. Si sta ricostruendo esattamente dove c’erano le proprietà ma le strutture saranno diverse rispetto all’originale con altezze minime e nuove norme.

Le opere pubbliche

Si sta ricostruendo anche il Municipio: nella sua parte inferiore riutilizzando le pietre recuperate mentre la parte alta, che non aveva un importante valore architettonico, verrà ricostruita in chiave moderna. La Torre civica a cui era caduta la cella campanaria è stata già restaurata e ora spicca tra i cantieri come simbolo insieme all’orologio fermo alle 3,30.

Le opere pubbliche stanno partendo ora. Sono 20 gli interventi tra affidamento, progettazione, stato di avanzamento tra cui uno dei cantieri più importanti è il restauro della chiesa di San Francesco, simbolo di Amatrice che verrà ricostruita così com’era. Poi il Palazzo Orsini un edificio nobile e altre aree che coinvolgono la strada Macchie Piane, Strada comunale Sacrocuore, Le Serre, Filetta-Rocchetta, Inona-Passatora. Romanella, Scai-Roccapassa, la riqualificazione del parco comunale Roccapassa, l’ex parco in Miniatura, Torrita e i lavori di completamento dell’area dismessa dell’ex depuratore di Amatrice. Inoltre per le strade comunali, il tratto interessato dalla ricostruzione riguarda Nommisci, Pinaco-Arafranca, Musicchio-Colli, Cornelle, Bagnolo-area Sae, Patarico-Collemoresco e le strade interne a Scai. Verrà costruita una piazza, centro di aggregazione sociale (nella vecchia città non c’era una piazza). Da dieci anni il vero problema per la comunità è stato l’essersi dispersa tra centro commerciale e casette e non aver avuto un punto di ritrovo.

Lo sottolinea il sindaco: “Il danno maggiore è dato dall’isolamento e dalla mancanza di un luogo di socialità perché la popolazione è stata divisa in due zone: le attività commerciali al centro, che non creano aggregazione e i ristoranti dislocati da tutt’altra parte. Sembra un aspetto marginale ma fa un danno enorme perché la non-socialità crea isolamento acuìto ancor di più dai social. Siamo resilienti e attivi ma nella nostra comunità il 20% è seguito dai servizi sociali. C’è molta voglia di ripartire, c’è speranza e c’è una resistenza enorme alla disgrazia che abbiamo avuto” ci tiene a ribadire.

Le SAE: 456 quelle abitate

Diverso il discorso per le SAE (Soluzione abitativa emergenziale) di proprietà della Protezione Civile con filiera operativa della Regione Lazio-Usr. Dal 2016 il paese ha vissuto il fenomeno dello spopolamento in modo massiccio arrivando al 13% (239 morti per il terremoto). Anche altri borghi del centro Italia continuano tuttora a subire un grave calo demografico, con tassi di spopolamento significativi. I residenti attuali ad Amatrice sono 2.123, cittadini che oltre ad abitare le Sae, hanno le loro case ricostruite o soltanto la residenza non abitando né ad Amatrice, né nelle frazioni. Nella SAE sono 537. 1000 gli abitanti effettivi (456 Sae - Soluzioni abitative in emergenza - attualmente abitate), 100 “liberate” tra chi le ha lasciate, chi si è trovato un’altra sistemazione, chi è rientrato nelle case o le ha acquistate e chi ha perso i diritti per restarci. Di queste, 16 sono utilizzabili, una parte sono inagibili e una parte vanno assegnate a chi rinuncerà al CAS (contributo autonomo di sistemazione). Per renderle utilizzabili le 100 libere occorrono 1 milione di euro. Il Comune deve riprendere 12 milioni di euro, di cui 8 milioni per il CAS, anticipato dallo stesso Comune che ha attinto alle donazioni per il pagamento agli aventi diritto. Ciò è dovuto alla mancanza di rendicontazioni del passato e a impasse burocratici attuali (triangolazione tra Protezione civile, Regione Lazio e Usr) tra passaggi rigidi e ritardi nell'approvazione dei piani di recupero urbano e dei cantieri privati.

Settore alberghiero, ospedale e tele-medicina

Per il settore alberghiero sono iniziati definitivamente i lavori dopo una variante al progetto iniziale. Mentre l’ospedale Grifoni è in via di conclusione entro il 2026, ad ora è stato realizzato per il 50%. Per la Tele-assistenza e tele-medicina nel 2025 è stata presentata la piattaforma “Rescue&Care” che consente ai più fragili di accedere ai servizi sociali e sanitari in una zona con obiettive criticità, specialmente nei mesi più freddi. Si tratta di un progetto in cui collaborano Comune, operatori sociali, sanitari, Comunità Montana e Croce Rossa di Amatrice e che non vuole sovrapporsi alle strutture sanitarie, ma accompagnarle e integrarle meglio. Fortemente voluto dall’attuale Amministrazione, da alcune federazioni e da un istituto di credito che ha messo a disposizione un fondo di solidarietà da 230.000 euro. Allo stato attuale i device consegnati ai cittadini sono oltre 30. Nel dicembre 2025 è stata firmata la convenzione triennale per l’utilizzo della piattaforma che da tele-assistenza evolverà in tele-medicina.

Sindaco: “La difficoltà più grande è stata la mancanza di pianificazione”

L’attuale sindaco di Amatrice è stato da sempre presente nella ricostruzione, prima come tecnico e ora come amministratore comunale.

Avevo miei figli qui nel centro storico e li ho trovati vivi. Sono stato il primo ad essere entrato dentro il paese, avevo fatto una specie di fioretto che avrei dedicato la mia vita a questo territorio se avessi trovato i figli vivi cosa che è stata. Fu un miracolo, dove erano loro sono morte 5 persone. Se fossero andati in bagno sarebbero morti. È crollata tutta la casa tranne le stanze in cui dormivano”.

Sia da tecnico che da sindaco le difficoltà si sono manifestate sin dall’inizio.

Siamo tra i primi al mondo nella prima emergenza, nella seconda fase invece siamo molto carenti. Abbiamo avuto eventi simili molto vicini, in Emilia e a L’Aquila e le norme sono completamente diverse tra loro. Ripartire daccapo provoca rallentamenti enormi”.

Nel mezzo il Superbonus e il Covid hanno fatto il resto.

Il 110 è stato l’ostacolo più grande, ha fatto raddoppiare i materiali e i costi, le maestranze si sono spostate sulle città per fare lì i lavori a un maggior guadagno rispetto a qui. Poi il Covid e una sequenza sismica importante che per 3 volte ha azzerato tutto il processo di quantificazione del danno (agosto, ottobre e a gennaio). Ora con il commissario siamo riusciti ad aumentare il costo parametrico in modo da coprire quello che non era coperto dal 110. Ci sono delle condizioni ottimali ora perché si possa ricostruire” ribadisce. “E molto si è ricostruito”.

Cortellesi: “Serve pianificazione, difficile estirpare scelte della prima ora sbagliate”

La difficoltà più grande come sindaco è stata raddrizzare quello che era un albero storto” dice Cortellesi, che dall’esperienza ha imparato diverse lezioni. La prima è fermarsi di più a pensare al futuro di un luogo perché in prossimità dell’emergenza e dell’onda emotiva, “sono state fatte delle scelte che hanno inficiato moltissimo. In situazioni del genere si deve pianificare anche il temporaneo. Abbiamo dovuto recuperare scelte non corrette. Se succede un altro evento così bisogna avere la prontezza di mandare persone in grado di avere una visione del futuro che devono sapere cosa accade dopo un sisma. Invece pur di far vedere che si faceva qualcosa la si faceva velocemente dove c’era uno spazio libero. Quello poi non lo correggi più”. A questa difficoltà si aggiunge un turnover mensile di tecnici velocissimo: “il terremoto è una palestra importantissima, si formano, fanno i concorsi, li vincono e vanno via. Ci vorrebbe un gruppo di persone continuo, che “Casa Italia” sta cercando di creare insieme a una struttura che in tempo di pace si occupi di prevenzione e in tempo di guerra sia capace di reagire” chiosa.

Commissario Castelli: “Ricostruire bene è la migliore assicurazione contro il terremoto che verrà”

Amatrice ha subito degli appesantimenti amministrativi che abbiamo cercato di gestire e recuperare. Ancora resta da fare ma solo per la ricostruzione privata abbiamo 850 cantieri attivi, 250 già completati”.

lo dice il commissario straordinario per il terremoto del 2016 Guido Castelli in visita nella città immersa nei Monti della Laga.

Vediamo la luce in fondo al buio" dice anche se “c’è ancora un lutto collettivo da capire e che rappresenta un’unicità in tutto il cratere sismico”. Il commissario ha ricordato il progetto “Next Appennino, con cui abbiamo stimolato le imprese, sostenuto gli esercizi turistici e commerciali e le start up ma la rinascita di Amatrice avverrà quando, una volta ricostruita si valorizzeranno le cose già fatte, come il complesso del Don Minozzi disegnato da Stefano Boeri che rappresenterà un hub per fare cultura e accoglienza”.

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E sull’Umbria: “I risultati sono incoraggianti, la ricostruzione sta facendo passi da gigante. Norcia è l’esempio di come si sia messo in piedi il centro storico. Gli esercizi commerciali si sono tutti riattivati. Stiamo realizzando i due ospedali di Norcia e Cascia e le scuole stanno dando dimostrazione di poter essere rimesse in condizioni di funzionare al meglio. Norcia ha imparato a costruire: i muri a scarpa più larghi alla base, case molto basse non più di due piani. La distruzione è anche conseguenza delle scelte dell’uomo. Dobbiamo ricostruire bene ,è la migliore assicurazione contro il terremoto che verrà”.