È il paradosso dell’estate 2026 al lago Trasimeno. Un’apparente contraddizione che emerge mettendo in fila i numeri forniti dalla stessa Regione Umbria e le testimonianze raccolte dalle associazioni dei commercianti.
Nel 2025 Isola B, la struttura galleggiante progettata per intercettare selettivamente gli insetti nella fase iniziale dello sfarfallamento, aveva catturato circa 100 chilogrammi di chironomidi in peso secco, equivalenti secondo le stime ufficiali a circa 30 milioni di individui. Il 9 luglio 2026, rispondendo in Assemblea legislativa, l’assessora regionale Simona Meloni ha dichiarato che nella stagione in corso la struttura era già arrivata a circa 40 milioni di insetti catturati.
Se la macchina funziona e cattura più dello scorso anno, perché la situazione sulle sponde appare persino peggiore? La risposta non sembra stare in un singolo errore o in una sola causa. Piuttosto, nel difficile incastro tra condizioni ambientali, ciclo biologico degli insetti, limiti normativi e capacità di raggiungere le zone del lago nelle quali si sviluppano le larve.
Più catture non significano necessariamente meno sciami
Isola B non è una gigantesca disinfestazione galleggiante e non può, da sola, risolvere il fenomeno.
La struttura, entrata in funzione nel maggio 2025, utilizza luce e sistemi di aspirazione per catturare gli insetti adulti direttamente sul lago, prima che raggiungano in massa le aree costiere e turistiche. È alimentata da un impianto fotovoltaico e, secondo la descrizione ufficiale del progetto, opera con elevata selettività, intercettando quasi esclusivamente chironomidi.
Il dato dei 40 milioni, quindi, dimostra che nelle acque del Trasimeno è presente una quantità enorme di insetti, ma non consente di stabilire da solo quale percentuale della popolazione complessiva sia stata eliminata. Anzi, l’aumento delle catture potrebbe essere anche l’indicatore di una proliferazione molto più intensa rispetto al passato.
La stessa Regione collega l’aggravamento del fenomeno alla siccità, alle temperature elevate e all’abbassamento del livello idrometrico. È una lettura che trova conferma anche nella letteratura scientifica più recente. Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista internazionale MDPI alla sezione Sustainability, coordinato dall'Università degli Studi di Perugia, mostra come la zona centrale del Trasimeno, che rappresenta circa il 90% della superficie del lago, sia oggi il principale bacino di origine degli adulti di Chironomus plumosus, la specie responsabile degli sciami estivi. Rispetto alle rilevazioni effettuate vent'anni prima, la densità larvale registrata tra il 2018 e il 2021 è risultata fino a cinque volte superiore.

Il Trasimeno è un lago molto esteso ma poco profondo: quando il livello scende aumentano le aree caratterizzate da acque basse, più calde e poco movimentate, condizioni favorevoli allo sviluppo delle larve e a sfarfallamenti più rapidi.
Il 29 luglio, secondo quanto sostenuto dal capogruppo della Lega all’Assemblea legislativa dell’Umbria, Enrico Melasecche, illustrando la mozione depositata per chiedere interventi immediati a tutela del Lago Trasimeno e delle attività economiche del comprensorio, il livello del lago è stato indicato a circa meno 180 centimetri rispetto allo zero idrometrico, mentre alla fine di giugno era stato segnalato a quasi meno 165 centimetri. Si tratta, in entrambi i casi, di dati diffusi dall’opposizione regionale, ma il rapido peggioramento descritto è coerente con il quadro di forte sofferenza del bacino.
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Il Bacillus funziona, ma deve trovare la larva al momento giusto
Il contrasto ai chironomidi avviene anche prima dello sfarfallamento, mediante un prodotto larvicida biologico a base di Bacillus thuringiensis israelensis, già impiegato al Trasimeno da molti anni.
Una ricerca dell’Università degli Studi di Perugia pubblicata nel 2011 e in riferimento al periodo 2007-2009 descriveva un sistema integrato composto da trattamenti con Bacillus lungo il litorale, diversione luminosa degli adulti verso aree meno frequentate e monitoraggio delle popolazioni larvali presenti nei fondali. Lo studio rilevava che il trattamento riduceva l’abbondanza degli insetti senza eliminare dal lago una componente importante della catena alimentare.
Ed è proprio il monitoraggio a rappresentare uno dei punti più delicati.
Il Bacillus deve essere ingerito dalla larva e la sua efficacia dipende quindi dallo stadio di sviluppo dell’insetto e dalla corretta individuazione delle aree da trattare. Il consigliere regionale Matteo Giambartolomei, richiamando il protocollo scientifico elaborato dall’Università, sostiene che gli interventi debbano essere concentrati nelle fasi larvali più sensibili e nelle aree meno profonde del lago.
La Regione, dal canto suo, afferma che le operazioni non sono partite in ritardo. Nel 2025 sarebbero stati effettuati sette trattamenti, dal 7 maggio al 28 agosto, utilizzando complessivamente 1.500 litri di prodotto. Quest’anno alla data del 9 luglio 2026 erano già stati realizzati sei interventi a distanza quindicinale e, di fronte all’aggravarsi della situazione, era stato annunciato il passaggio alla cadenza settimanale.
Proprio qui si apre la questione decisiva: non soltanto quanti trattamenti siano stati eseguiti, ma dove, quando e sulla base di quali campionamenti.
Perché torna in servizio l’hovercraft
La Regione ha inoltre annunciato il ripristino dell’hovercraft, il mezzo anfibio che consente di distribuire il larvicida anche nelle zone con fondali troppo bassi per le normali imbarcazioni. Il suo ritorno è stato inserito nel nuovo pacchetto di interventi insieme all’acquisto di altre due Isole B, al potenziamento delle Tofolamp e alla ricerca di attrattori sonori.
Non si tratta, tuttavia, di uno strumento nuovo. L’hovercraft era già utilizzato almeno dal primo decennio degli anni Duemila e nel 2019 la Usl Umbria 1 indicava il mezzo anfibio come determinante per mantenere sotto controllo le popolazioni larvali anche durante periodi di alte temperature. Nello stesso anno, l’avvio dei trattamenti veniva concordato con l’Università sulla base del monitoraggio dei fondali.

Il suo ripristino nel pieno dell’estate 2026 solleva quindi una domanda inevitabile: durante i primi interventi della stagione, le aree più basse e stagnanti erano raggiungibili con i mezzi utilizzati?
Dalle Tofolamp agli attrattori sonori
Anche dopo lo sfarfallamento è possibile deviare e catturare gli insetti. Lungo le rive vengono utilizzate le Tofolamp, lampade collocate in punti strategici per attirare i chironomidi lontano dalle attività e dalle zone maggiormente frequentate.
In Assemblea legislativa l’assessora Meloni ha riferito dell’installazione di 150 lampade e di sperimentazioni con luci rosse e gialle. La Regione ha inoltre annunciato la ricerca di nuovi attrattori sonori, sui quali però non sono ancora stati diffusi dati relativi alla tecnologia, ai tempi di sperimentazione o alla possibile efficacia sul campo.
La luce resta comunque un fattore centrale anche nelle attività private. Già nel 2019 la Usl consigliava a ristoranti, campeggi e strutture ricettive di sostituire le lampade bianche con quelle a emissione gialla, meno attrattive per gli insetti, e di prestare attenzione alle grandi superfici vetrate fortemente illuminate.
L’emergenza, dunque, non si combatte con una sola tecnologia, ma attraverso una rete: trattamento delle larve, cattura degli adulti, diversione luminosa, gestione dell’illuminazione privata e monitoraggio costante.
Due nuove isole per circa 700mila euro
Durante l’audizione del 28 luglio in Seconda commissione, l’assessora Meloni ha annunciato l’acquisto di altre due Isole B, per una spesa complessiva indicata in circa 700mila euro. Ha inoltre riferito dell’apertura di un’unità di crisi, della prosecuzione dei trattamenti, dei dragaggi in corso e del confronto con Bruxelles sui vincoli europei che regolano l’impiego dei prodotti di contrasto.
I commercianti di Castiglione del Lago e Passignano hanno però chiesto non soltanto ulteriori interventi, ma un cronoprogramma, aggiornamenti costanti e misure economiche per le attività colpite. La Regione ha aperto alla possibilità di costruire con i Comuni strumenti di alleggerimento su Imu e Tari, senza che al momento siano stati definiti importi, beneficiari e tempi.
Il tema non riguarda più soltanto il fastidio provocato dagli insetti. È diventato un problema economico e reputazionale: gli operatori riferiscono difficoltà nella ristorazione e nell’accoglienza e temono che la situazione possa scoraggiare anche nuovi investimenti turistici.
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Il dato che ancora manca al Trasimeno
Dopo settimane di polemiche e annunci, manca soprattutto un’informazione essenziale: una fotografia pubblica e comparabile dell’estensione del fenomeno.
Quante larve sono state rilevate nei diversi tratti del lago? Quali specie di chironomidi stanno proliferando? In quali giorni sono stati compiuti i campionamenti? Quali aree sono state trattate e con quali risultati? Che rapporto esiste tra i 40 milioni di insetti catturati da Isola B e la popolazione complessiva stimata?
Senza questi dati, quaranta milioni è un numero impressionante, ma difficile da interpretare. Può essere il segno dell’efficacia della struttura oppure la misura indiretta di un’invasione enormemente più vasta.
Il Trasimeno non sembra privo di strumenti: dispone di una ricerca scientifica avviata da oltre vent’anni, trattamenti biologici, lampade, un mezzo anfibio e una struttura innovativa che ha già catturato decine di milioni di insetti.
Il punto da chiarire è se questi strumenti siano oggi parti coordinate di un unico sistema oppure interventi che, soprattutto nelle fasi più critiche, finiscono per rincorrersi.
Cosa possiamo imparare dagli altri laghi del mondo
Il Trasimeno non è il primo lago a fare i conti con invasioni di chironomidi. Esperienze analoghe sono state affrontate negli Stati Uniti e in Giappone, dove il problema è stato contenuto non con un singolo intervento, ma con una strategia integrata.
Sul Lake Monroe, in Florida, gli sciami hanno causato per anni pesanti disagi alle attività economiche e al turismo. Le autorità sono intervenute modificando l'illuminazione del lungolago, schermando e orientando i lampioni per ridurre l'attrazione degli insetti verso le aree urbane e installando piattaforme luminose galleggianti (simile all’isola B) per intercettare gli adulti direttamente sul lago e accompagnando il tutto con un monitoraggio continuo delle popolazioni.
In Giappone, sul lago Suwa, la ricerca ha invece puntato sulla previsione degli sfarfallamenti attraverso il controllo delle larve e delle temperature, sperimentando inoltre trappole luminose e richiami acustici insieme, in grado di aumentare l'efficacia delle catture.
In nessuno dei due casi i chironomidi sono stati eliminati: l'obiettivo è stato ridurne l'impatto su residenti, turisti e imprese, preservando al tempo stesso l'equilibrio ecologico del lago. È un approccio che sembra indicare una direzione precisa anche per il Trasimeno: più che cercare una soluzione miracolosa, occorre far lavorare insieme ricerca scientifica, trattamenti larvicidi, cattura selettiva degli adulti e gestione dell'illuminazione delle rive.