Ricerca nel Sito

Dead as a Dodo incanta Spoleto: recensione della prima nazionale al Festival dei Due Mondi

Ascolta l'articolo

Prima nazionale di Dead as a Dodo al Festival dei Due Mondi: teatro di figura di Waka Waka Productions tra vita, morte e rinascita.

Dead as a Dodo incanta Spoleto: recensione della prima nazionale al Festival dei Due Mondi

Debutta a Spoleto Dead as a Dodo, musical visionario che apre una finestra commovente e luminosa sul confine tra vita e morte. La produzione firmata Waka Waka Productions porta al Festival dei Due Mondi un gioiello di immaginazione scenica che conquista bambini e adulti, trasformando il simbolo dell’estinzione in un racconto di rinascita. In questa Spoleto sospesa tra memoria e desiderio, il Dodo rinasce dal sottosuolo e sale alla superficie, ricordandoci che la speranza può avere piume, carne e voce.

Contestualizzato nella 69ª edizione e nella nuova guida artistica di Daniele Cipriani, il musical ribalta il destino del dodo: da emblema della fine a metafora di un nuovo inizio. L’odissea parte in una caverna abitata da due amici – un dodo e uno scheletro – e si snoda come un poema per immagini e canzoni, tra incontri surreali e prove iniziatiche che riflettono i grandi temi dell’esistenza: vita, morte, memoria e separazione.

Video thumbnail

Risuona nel racconto la ferita storica dell’estinzione del dodo, con l’ultimo avvistamento confermato nel 1662 e il ruolo dell’uomo nell’isola di Mauritius. Ma qui il mito si rovescia: il Dodo non solo torna alla vita, trova la forza di generare e inaugura una nuova “età del Dodo”, aprendosi a un futuro possibile. Il percorso è punteggiato dalla paura di scomparire dello scheletro, dall’incontro con un Re delle Ossa e dalla separazione finale che è insieme perdita e abbraccio oltre i confini.

La forza dello spettacolo è nella sua materia viva: un raffinato teatro di figura con otto performer in nero che animano burattini e oggetti a vista, scintillando come piccole costellazioni. Teli e tende di fili disegnano grotte, fiumi e creature: un fiume di tessuti diventa superficie e profondità, l’acqua rumoreggia nel fruscio della stoffa, un mammut appare come un miraggio. I colori fluo, i cambi scena rapidissimi e la coreografia delle luci creano un mondo sotterraneo in continuo mutamento, dove il pesce che sembra minacciare è in realtà salvezza e il fiume di fuoco viene domato anche grazie al pescatore.

Sul piano musicale, lo show è quasi interamente in inglese, con l’eccezione del personaggio del pescatore che canta in italiano, ponte poetico tra tradizioni. Gli animatori cantano in scena e prestano voce ai personaggi; le partiture accompagnano il viaggio come correnti del fiume, sostenendo la metamorfosi del Dodo – prima due piume, poi carne e sangue – e la progressiva sottrazione delle ossa dell’amico scheletro, sostituite da ossa magiche fino alla sua scomparsa temuta e infine accettata.

Dead as a Dodo arriva in Italia dopo sold out internazionali e un percorso che include Spoleto Festival USA a Charleston, tournée negli Stati Uniti e debutto europeo in Norvegia, oltre al successo a New York. La compagnia, no profit newyorkese fondata nel 2001, si distingue per l’artigianalità dei burattini realizzati a mano, un linguaggio visivo di precisione rara e una drammaturgia per immagini che rende accessibili temi complessi. È un’opera pluripremiata e, soprattutto, una grande storia d’amicizia che parla di fiducia, paura e trasformazione. In scena, la rinascita del Dodo diventa la nostra.

Fonte: https://tuttoggi.info/dead-as-a-dodo-odissea-sparkling-uccello-estinto/997685/

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale.