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È "Solo sport": il nuovo oro di Irma Testa e la prigione che rende liberi

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È "Solo sport": il nuovo oro di Irma Testa e la prigione che rende liberi

Sul ring del Palazzetto dello Sport di San Giorgio Ionico, gremito e in piedi per lei, Irma Testa ha vinto la medaglia d'oro nella categoria 57 kg ai XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, superando in finale, per split decision, la francese Amina Zidani, bronzo iridato e oro agli European Games. Per chi, lo scorso 10 gennaio, era seduto in platea al Teatro Caio Melisso Carla Fendi per la quinta edizione di TEDxSpoleto, quella vittoria ha un significato in più: prosegue il racconto della storia che la pugile campana aveva scelto di condividere sul palco umbro appena sette mesi prima, nel talk intitolato "Solo sport".

Il ritorno, dopo tre anni di attesa

La pugile di Torre Annunziata, "Butterfly" per tutti dai tempi del suo primo allenatore, mancava un podio internazionale dai Giochi Europei di Cracovia del 2023, dove aveva conquistato il bronzo che le era valso il pass per le Olimpiadi di Parigi. A Parigi 2024, però, l'avventura si era chiusa subito, agli ottavi di finale, contro la cinese Xu Zichun. Da lì, quasi due anni lontana dai grandi palcoscenici internazionali.

Prima di questa pausa, il suo nome era già scritto nella storia del pugilato italiano:

- prima pugile azzurra a partecipare a un'Olimpiade, a Rio 2016 (appena diciottenne, eliminata in lacrime ai quarti di finale);
- due volte campionessa europea nei 57 kg, ad Alcobendas nel 2019 e a Budva nel 2022;
- argento mondiale a Istanbul nello stesso anno;
- e soprattutto il bronzo di Tokyo 2020, la prima medaglia olimpica nella storia del pugilato femminile italiano.
- Nel marzo 2023 era arrivato anche l'oro mondiale a Nuova Delhi, contro la kazaka Karina Ibragimova.

A Taranto, da portabandiera della delegazione azzurra, Testa ha aggiunto un'altra pagina a quella bacheca, raccontando così, subito dopo il match, la tensione accumulata nei giorni precedenti:

«Ce l'abbiamo fatta, ce l'ho fatta. In questi giorni non nego che ho pensato: che brutta figura se la portabandiera azzurra non vince una medaglia, non porta l'oro a casa. [...] È un grande piacere ringraziare l'Italia che ha creduto in me, con una medaglia d'oro.»

Sul momento decisivo dell'incontro, l'ultima ripresa giocata in parità, è tornata a parlare del pubblico che l’ha sostenuta:

«Vincere in casa è stato bellissimo, il tifo è eccezionale e all'ultima ripresa, dove ero pari, il tifo ha fatto veramente la differenza: quando ho sentito il coro mi ha dato una carica pazzesca.»

E ha voluto allargare lo sguardo all'intera spedizione azzurra del pugilato, arrivata a sette medaglie complessive:

«Sono orgogliosissima di essere italiana. [...] Il pugilato ha vinto sette medaglie […] contribuire a quest'Italia fantastica è veramente bello.»

"Sono passata dalla prigione dei vicoletti alla prigione del ring"

Chi ha ascoltato il suo intervento a Spoleto riconosce in queste parole lo stesso registro di "Solo sport": anche lì, la vittoria personale contava soprattutto come vittoria condivisa. Il talk si apriva con un'immagine rimasta impressa a molti in sala:

«Ci sono prigioni non più grandi di tre metri quadrati, la mia è dieci volte più grande [...] delimitata da sedici corde. [...] Eppure, proprio lì dentro, costretta a combattere per non prendere botte, io mi sento veramente libera.»

Da quella prigione-libertà era partito tutto. Testa aveva raccontato di aver iniziato a inseguire, a 13 anni, il sogno di «andare via dalla mia città» in una palestra di pugilato:

«Sono passata dalla prigione dei vicoletti del mio quartiere alla prigione del ring». E aveva descritto il Centro Federale di Assisi, dove si allena, come un rifugio scelto apposta «per quel silenzio che ti mette nelle condizioni giuste per pensare a una cosa sola, allenarti senza distrazioni, senza rumore, senza alibi».

Il cuore del suo racconto, però, non era tanto la fatica sportiva in sé, ma la battaglia per farsi spazio in «una storia tutta maschile»: foto solo di uomini alle pareti del Centro Federale, meno fisioterapisti per le atlete, meno allenatori, meno trasferte e sempre la stessa motivazione: «Se non c'è la certezza della medaglia, non sprechiamo soldi. Investiamoli sui maschi». Da lì, raccontava Testa, era nata la sua «piccola rivoluzione»:

«Non scelsi di adattarmi a un mondo maschile, ma decisi di trasformare quello che stava diventando anche il mio mondo, più femminile. [...] Non devo diventare un uomo per essere credibile: sono donna, ed è così che il mondo deve vedermi».

A dimostrarlo, nel talk, erano i numeri delle squadre olimpiche azzurre fotografate anno dopo anno al Centro Federale: «Londra 2012: 7 uomini. Rio 2016: 6 uomini e 1 donna, io. Tokyo 2020: 4 donne», con la prima medaglia olimpica della storia della boxe femminile italiana — «vinta da me sul ring, ma vittoria di un intero movimento» — fino a «Parigi 2024: 5 donne e 3 uomini».

Un capitolo nuovo, non una teoria da dimostrare

Salita sul palco del Caio Melisso, lo scorso gennaio, Irma Testa aveva già alle spalle un bronzo olimpico e un argento mondiale e due ori europei: non stava enunciando un principio da verificare, ma restituendo il senso di un percorso già scritto e già vinto — una "piccola rivoluzione" fatta di medaglie. L'oro di Taranto, in questo senso, non dimostra nulla che non fosse già vero: è semplicemente la voce di una storia di successi che continua, quella che lei stessa, sul palco umbro, aveva scelto di raccontare come collettivi prima ancora che personali.

Con la medaglia conquistata in casa, davanti a un pubblico che — per sua stessa ammissione — le ha dato «una carica pazzesca» proprio nell'ultima, decisiva ripresa, Irma Testa riapre ora la propria corsa verso le Olimpiadi di Los Angeles 2028. E lo fa dando ulteriore corpo all'immagine con cui aveva salutato la platea di Spoleto: quella di una prigione «smontata, ridipinta», che oggi «non è più una prigione» ma «uno spazio pronto ad accogliere altre donne» — a patto, diceva lei stessa in chiusura del talk, di avere il coraggio di spingerne la porta.


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