Nella sua 80esima stagione il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto decide-nuovamente- di rendere onore alla sua intitolazione e sperimenta il brivido di una Opera Nuova, commissionata al giovane e talentuoso Federico Gardella, dal titolo “Una promessa infranta”, andata in scena per la sua prima assoluta ieri, 21 agosto, al Teatro Caio Melisso.
Con un libretto di rara efficacia e amabile scrittura ad opera di Cecilia Ligorio, prendendo spunto da un racconto giapponese di Lafcadio Hearn, a Spoleto si parla di promesse non mantenute per mezzo di un tema caro alla cultura orientale, quello dei fantasmi che tuttavia non sempre sono gradevoli e ragionevoli.
Sarebbe auspicabile fare pace con loro e prendere atto che il fantasma, quasi sempre, è un archetipo della nostra mente, una necessità che ci proietta fuori dalla nostra maschera quotidiana e che la psicanalisi descrive come un agire della mente per mettere in scena un desiderio o un conflitto profondo.
E così se in Una promessa infranta, si materializza il fantasma di una moglie morta che non si placa per la mancanza di “parola” del marito che si accompagna invece con una nuova donna, il compositore Gardella prova a far “sperimentare” musicalmente al pubblico dello Sperimentale tutto il disagio e l'urgenza per una promessa non mantenuta.
Nella cartella stampa dedicata agli addetti ai lavori si specifica che, nonostante l'amore per la cultura giapponese di Gardella, il compositore ha accuratamente evitato orientalismi poco edificanti per chi percorre nuove strade del comporre. Ed è sicuramente vero, anche se un ascolto distratto della prima volta può far pensare a “fantasmi” o Yokai non del tutto placati di quella tradizione. Come nel pianissimo dei glissandi degli archi. Straordinariamente memori del teatro No o Kabuki. O degli stacchi netti nei fortissimi come quello della prima scena. Non è un caso che quando il fantasma aleggia o sta per materializzarsi in scena i glissandi lo annunciano, ed anzi, lo accompagnano in qualche volteggio fumoso
Se il libretto di Cecilia Ligorio- che è anche la regista dell'Opera- fa riflettere la platea in più di un passaggio, va colta invece appieno la complicità tra compositore e librettista per la creazione di un cantato oggettivamente periglioso e che lascia ampi spazi al parlato, quasi fosse una boccata di ossigeno dopo un tuffo in acque profonde.
E' dunque assolutamente apprezzabile la scelta di non compiacere a tutti i costi il pubblico degli appassionati, cercando anzi di rastrellare interesse tra coloro che si avvicinano per la prima volta all'ascolto musicale dell'Opera. E il Teatro Caio Melisso pieno per questo debutto ne è una bella rappresentazione.
Il Direttore Artistico, Enrico Girardi è molto chiaro su questo:”Allo Sperimentale non siamo 'sperimentali' per un vezzo intellettuale e nemmeno per il desiderio di smarcarci...”.
Girardi tiene ovviamente molto anche all'educazione musicale dei giovani cantanti vincitori di concorso, che alla fine dell'esperienza spoletina avranno nella loro faretra molte frecce da scoccare.
E se Gardella-Ligorio sono un duo perfetto su commissione, Girardi-Calai (Roberto Calai, Presidente dell'Ente lirico) sono un tandem robusto e in piena sintonia elettiva, per lunghe percorrenze stradali e fuoristradistiche.
Affascinante e colta la direzione d'orchestra di Mimma Campanale, che nelle note di direzione presenti nel libretto di sala- ve ne consigliamo la lettura integrale- cita un autore a noi molto caro , E.T A. Hoffmann: “Vedo il mio Io attraverso una lente che lo moltiplica; tutte le figure che si muovono intorno a me sono Io e io m'adiro per il loro modo di agire”- ne Gli elisir del diavolo.
Insomma il fantasma è servito!
In un famoso testo del 1938 scritto da Antonin Artaud. Il teatro e il suo doppio, l'autore tentava di distruggere il teatro borghese tradizionale per trasformare lo spettacolo in una esperienza virtuale, rituale e magica.
Una promessa infranta, in qualche modo, ci ha proiettato in quella dimensione. E se anche uno dei tòpos di Artaud era il rifiuto del testo scritto, re-citato, a Spoleto abbiamo potuto assistere all'utilissima e continua osmosi tra testo e musica. E francamente non è cosa abituale.
Sicuramente ai borghesi presenti a teatro, un lungo brivido deve aver percorso la schiena. Mentre noi, che siamo giornalisti di campagna, siamo solo rimasti a bocca aperta.
Ancora una volta, viva il Lirico Sperimentale.
A compendio, e per non dimenticarci del lavoro corale fatto:
applausi scroscianti per gli eroici cantanti- Benedetta Grasso, Emma Alessi Innocenti, Gianpiero Delle Grazie, Paolo Mascari e Nicolò Sasso.
Strepitosi i solisti della Filarmonica Umbra V. Calamani e i costumi di Clelia De Angelis.
Scene, luci e marionette, decisamente efficaci e pulp, di Alberto Favretto.