“Il DDL Concorrenza e la proposta di estendere ai Consulenti del Lavoro la possibilità di depositare i bilanci riaprono un confronto tra professioni che merita di essere affrontato con serenità e senza contrapposizioni”, così apre il comunicato stampa congiunto Perugia-Terni in merito all’DdL concorrenza sull’estensione della possibilità del deposito dei Bilanci da parte dei Consulenti del lavoro.
“In questi giorni sono state espresse dagli Ordini territoriali dei dottori commercialisti e degli esperti contabili perplessità e contrarietà rispetto alla norma contenuta nel DDL Concorrenza. È un confronto legittimo ma crediamo sia opportuno riportarlo sul terreno delle competenze professionali e dell'interesse delle imprese. Il Consulente del Lavoro, infatti, non è estraneo alla materia contabile, fiscale ed economico-aziendale. La professione, nel corso dei decenni, si è evoluta ben oltre la tradizionale gestione dei rapporti di lavoro e degli adempimenti previdenziali. La normativa professionale riconosce competenze anche in materia fiscale e in attivita connesse e conseguenti all'esercizio della professione e sono numerosi gli studi di Consulenti del Lavoro che svolgono a pieno titolo anche attività contabili e fiscali.
Non si tratta, dunque, di una materia improvvisamente estranea alla categoria. Occorre poi distinguere chiaramente i diversi momenti. Il deposito del bilancio presso il Registro delle Imprese non equivale alla sua revisione, certificazione o approvazione. Il bilancio viene formato dagli organi della società e approvato secondo le procedure previste dalla legge; il deposito costituisce un successivo adempimento pubblicitario.
La proposta in discussione non attribuisce quindi ai Consulenti del Lavoro una competenza esclusiva sulla formazione o sulla revisione dei bilanci. Prevede semplicemente che anche un professionista della nostra categoria possa effettuare il deposito telematico, assumendosene le relative responsabilità, anche in considerazione del fatto che le aziende possono comunque trasmettere i propri bilanci tramite il Legale Rappresentante.
È una distinzione importante, perché non si può trasformare la possibilità di effettuare un adempimento in una pretesa di attribuzione di competenze che la norma non prevede. Nessuna guerra tra professioni. Non credo che questa debba diventare una nuova guerra tra categorie professionali, anche se comprendiamo il risentimento della categoria dei commercialisti e degli esperti contabili, non riusciamo a capire questa serrata contrapposizione, su una questione che comunque prevede responsabilità e competenze indiscutibilmente possedute.
Il riconoscimento di una possibilità ai Consulenti del Lavoro non significa mettere in discussione il ruolo e le competenze dei commercialisti. Significa, più semplicemente, riconoscere che anche altri professionisti, quando dispongono delle necessarie competenze, possono svolgere determinati adempimenti. Ed è proprio questo il principio della concorrenza. Al centro della discussione dovrebbe esserci l'impresa, non l'interesse degli Ordini professionali. Se un'azienda ha scelto un Consulente del Lavoro per la gestione del personale, gli adempimenti previdenziali e fiscali e, nei casi consentiti, anche per la contabilità, perché impedirle di affidargli anche il deposito del bilancio quando il professionista possiede le competenze richieste dalla legge?
La maggiore possibilità di scelta non significa minore qualità. Significa che sarà il cliente a scegliere il professionista al quale affidarsi, mentre ogni professionista dovrà rispondere personalmente della propria preparazione e della qualità della prestazione.
Una scelta coerente con una professione che è cambiata. Il Consulente del Lavoro di oggi è un professionista che opera quotidianamente all'interno dell'impresa e che, accanto alle competenze giuslavoristiche e previdenziali, ha sviluppato competenze fiscali, contabili e organizzative. Per questo motivo, l'estensione della possibilità di depositare i bilanci non dovrebbe essere letta come una "invasione di campo", ma come il riconoscimento di una realtà professionale che già esiste.
Non chiediamo di sottrarre competenze a nessuno. Chiediamo semplicemente che un professionista adeguatamente formato e disposto ad assumersene la responsabilità possa svolgere un adempimento previsto dalla legge. In una legge sulla concorrenza, ampliare la possibilità di scelta delle imprese dovrebbe essere considerato non una minaccia, ma esattamente ciò che la concorrenza è chiamata a realizzare”.