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Soldi pubblici per l'export, anche a chi non esporta: Confapi Perugia porta Sace e Simest davanti alle Pmi

Scopri come Sace e Simest supportano le Pmi umbre nell'export con tassi agevolati e fondi perduti. Opportunità anche per imprese non esportatrici.

Soldi pubblici per l'export, anche a chi non esporta: Confapi Perugia porta Sace e Simest davanti alle Pmi

Avete un prodotto che in Italia si vende a fatica e che a Varsavia, a Dubai o a Toronto qualcuno pagherebbe il giusto? Oppure non avete mai spedito un bullone oltreconfine, eppure una buona fetta del vostro fatturato arriva da clienti che esportano? In entrambi i casi esiste una cassa pubblica pensata anche per voi, con un tasso agevolato allo 0,3% e quote a fondo perduto. Ha un solo difetto: aspetta che siano le imprese a bussare. Mercoledì 23 settembre, nella sala convegni del Barton Park di Perugia, Confapi Perugia ha provato ad accorciare questa strada portando Sace e Simest davanti alle piccole e medie imprese del territorio.

Perugia è una delle tappe del roadshow che le due società a controllo pubblico stanno portando in tutta Italia insieme alle sedi territoriali di Confapi. La sala ha risposto: decine di imprenditori, del manifatturiero e non solo, alcuni già abituati a lavorare con l'estero, altri interessati a cominciare. Il filo del pomeriggio è stato uno: il mercato italiano da solo non basta più, e per allargare lo sguardo esistono strumenti di sostegno economico e di valutazione del rischio che molte Pmi conoscono appena.

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Ad aprire i lavori i saluti istituzionali di Francesco De Rebotti, assessore regionale allo sviluppo economico.

L’Assessore ha ringraziato Confapi per l’invito e per l’opportunità di confronto, sottolineando l’importanza di momenti di dialogo diretto con il mondo delle imprese. Nel suo intervento ha tracciato un quadro delle principali misure messe in campo dalla Regione a sostegno del sistema produttivo, accompagnandolo con una fotografia dell’andamento e delle caratteristiche del tessuto economico regionale e con alcuni dati relativi alla crescita delle imprese.

Particolare attenzione è stata dedicata all’importanza del confronto con SIMEST e SACE, interlocutori fondamentali per sostenere le imprese nei processi di internazionalizzazione, nell’accesso ai mercati esteri e nella crescita degli investimenti. L’Assessore ha ribadito la necessità di rafforzare una rete di collaborazione con le altre Regioni, come ad esempio la Regione Marche per la ZES, e con gli interlocutori nazionali in grado di mettere a disposizione strumenti e opportunità a sostegno dello sviluppo.

L’obiettivo è costruire un sistema sempre più capace di attrarre investimenti dall’esterno e, allo stesso tempo, accompagnare le imprese umbre nei loro percorsi di crescita e apertura ai mercati internazionali, valorizzando le competenze e le energie già presenti sul territorio.

Simest, il Fondo 394 e la porta per i fornitori

Il primo intervento tecnico è stato di Viola Di Caccamo, Institutional & Relations Senior Professional di Simest, con un panel interattivo su requisiti, iter e documentazione. Simest, società del gruppo Cassa depositi e prestiti, gestisce per conto del Ministero degli Esteri il Fondo 394, la dote pubblica destinata alla competitività internazionale delle imprese. Le direttrici sono digitalizzazione, sostenibilità, crescita sui mercati esteri, competenze e filiere.

Alcune delle condizioni citate dutante l’intervento sono state il tasso agevolato allo 0,3%, finanziamenti fino a sei anni e fino a 5 milioni di euro secondo lo strumento, un quarto erogato in anticipo e il resto a saldo delle spese rendicontate, domanda interamente online. A questo si aggiunge una quota a fondo perduto del 10% per Pmi del Sud, imprese giovanili e femminili, progetti di sostenibilità e mercati strategici come Africa, America Latina, India e Stati Uniti. Per i primi tre la quota può salire al 20% per imprese del Sud, start up e Pmi innovative.

La novità più legata all'attualità riguarda gli eventi straordinari: misure dedicate alle imprese colpite da fenomeni meteo eccezionali, alle energivore o impegnate nell'efficientamento energetico, a quelle danneggiate dal conflitto nell'area del Golfo Persico. Sulla linea per la transizione digitale ed ecologica, che finanzia tra l'altro intelligenza artificiale, formazione su industria 4.0, fotovoltaico, certificazioni ambientali e diagnosi energetiche, il fondo perduto per le imprese colpite dalla crisi del Golfo arriva al 20%, fino al 30% per le Pmi. Le energivore hanno il 20% con esenzione dalle garanzie.

Il passaggio che più riguarda l'Umbria, terra di subfornitura, sta nei requisiti di questa linea. Servono due bilanci depositati e una quota di fatturato estero almeno del 10%, che scende al 3% per energivore e imprese in percorso di efficientamento. Può accedere anche chi non esporta affatto, purché almeno il 10% del suo fatturato arrivi da clienti che esportano a loro volta almeno il 3%. Tradotto: chi lavora per un'azienda che vende all'estero può bussare anche se la sua merce una dogana non l'ha mai vista.

Sace, dal contratto all'incasso

Per molti imprenditori Sace evoca ancora un colosso burocratico, cucito addosso ai grandi gruppi. Fabio Colombo, manager della Rete Pmi di Sace, ha voluto smontare subito il pregiudizio: la rete che guida esiste proprio per lavorare con le piccole e medie imprese. Sace è l'agenzia italiana di credito all'esportazione, una società per azioni interamente partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, e il suo mestiere è aiutare le imprese a vendere e a crescere all'estero.

L'offerta presentata in sala segue l'impresa lungo tutto il percorso. Si comincia dalla ricerca delle opportunità, con mappe dei rischi, valutazione delle controparti estere e business matching. Alla firma del contratto servono garanzie, dalla bondistica alle lettere di credito standby. In fase di produzione entra il finanziamento del circolante; quando il cliente paga in differita arriva l'assicurazione dei crediti, domestici ed esteri; poi lo sconto e l'anticipo delle fatture con trade finance e factoring. L'ultimo passo riguarda chi investe, in Italia o fuori, con linee di credito a medio e lungo termine e la protezione degli investimenti esteri. Secondo Colombo, sui prestiti bancari che finanziano una commessa estera la garanzia di Sace può arrivare al 70%.

I due enti si incontrano nel credito fornitore. L'esportatore vende a un cliente estero con pagamento dilazionato e riceve titoli di pagamento a un tasso almeno pari al CIRR, il tasso fisso agevolato stabilito ogni mese dall'Ocse per i crediti all'export. Sace assicura l'operazione, la banca sconta i titoli e Simest versa all'esportatore un contributo anticipato.

Confapi, il tramite

Per Confapi Perugia erano presenti, oltre al presidente, anche la direttrice Valeria Cardinali e Stefano Moretti, componente della giunta e coordinatore Unimatica. Per Cardinali il valore dell'incontro sta nel comprendere come abbattere il primo ostacolo che un imprenditore trova sulla sua strada: avere un'idea e non sapere con chi parlarne. Confapi Perugia si propone come ponte, a partire dai contatti dei referenti Sace e Simest distribuiti insieme alle slide.

Le conclusioni sono toccate a Mauro Orsini, presidente di Confapi Perugia e di Confapi Umbria, che ha riportato gli strumenti dentro il clima che le imprese respirano. L'ultima indagine congiunturale dell'associazione descrive ricavi, margini e investimenti in calo; con energia, carburanti e incertezza internazionale la propensione a investire si è abbassata e nei prossimi mesi, se il contesto non migliora, potrebbe perdere ancora qualche punto. «Strumenti che danno meno grattacapi, che non ti tengono sveglio la notte perché vai a vendere all'estero o apri un sito produttivo fuori, possono essere davvero interessanti», ha detto Orsini ai relatori, riconoscendo loro di aver toccato un punto sensibile, rimasto a lungo in un cassetto per mancanza di sicurezza.

A margine, ai nostri microfoni, il presidente ha descritto il senso della giornata: Sace e Simest come accompagnatori che prendono per mano le imprese nell'esplorare nuovi territori, trovare soci e clienti e mettersi al riparo da mancati pagamenti e investimenti andati male. «Per parecchie aziende del nostro territorio può rappresentare un momento di crescita, un passaggio verso un'internazionalizzazione che per alcuni settori è fondamentale per non rimanere tagliati fuori dal mercato.»