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Limite studenti stranieri a scuola, in Umbria riguarda 14mila studenti | Il 'no' del Rettore dell'Unistra PG

Meloni 'sorprende' con le misure sul limite agli studenti stranieri in classe. Cosa dicono istituzioni e dati in Umbria. Il Rettore dell'Unistra Pg insorge

Limite studenti stranieri a scuola, in Umbria riguarda 14mila studenti | Il 'no' del Rettore dell'Unistra PG

Limite al numero degli studenti stranieri nelle classi e stop a burqa, niqab e hijab; le misure per la scuola annunciate dalla premier Giorgia Meloni dovrebbero arrivare giovedì prossimo sul tavolo del Consiglio dei Ministri contenute in un Decreto Legge. Le disposizioni della Meloni sono state concertate col Ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara che ha precisato: “Stiamo lavorando agli ultimi dettagli, ma sarà centrale la conoscenza dell'italiano e ci saranno criteri oggettivi per stabilire a chi si applica; i limiti non si applicheranno agli studenti che hanno frequentato la scuola dell'infanzia ed entrano in prima elementare o a quanti hanno frequentato positivamente alcuni anni di scuola, perché si può pensare che abbiano acquisito una certa conoscenza dell'italiano".

Il ruolo della scuola nella società multiculturale

Tutti i più moderni e avanzati studi di pedagogia e formazione, compresi i percorsi per docenti promossi dallo stesso Ministero dell'Istruzione, sono orientati in senso opposto rispetto a quanto contenuto nelle disposizioni del Governo. La scuola è indicato come luogo della multiculturalità e di promozione dell'inclusività. In una nazione che ha un bisogno estremo di integrazione, negare uno dei percorsi più significativi nel raggiungimento del rispetto di identità e diversità per questioni ideologiche non sembra una soluzione adeguata, anche perché non sembrerebbe in linea con le politiche del MIM. Basta andare sul sito del Ministero per trovare percorsi specifici dedicati agli studenti stranieri come il Potenziamento italiano per stranieri, cioè un piano da 12,8 milioni di euro (previsto dal DM n. 225 del 12 novembre 2024 e inserito nel Programma Nazionale "Scuola e competenze" 2021-2027). È dedicato alle scuole con una percentuale superiore al 20% di studenti di primo ingresso con deficit linguistici, per attivare percorsi mirati di italiano L2. Progetti finanziati da FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione); il ministero attiva regolarmente progettualità per alunni con background migratorio e Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA), tra cui il progetto MSNA-ALI (Alfabetizzazione linguistica e accesso all'istruzione).

Chi escludere? No alla scuola dell'Ambaramaccicciccoccò

Ancora in attesa di leggere le disposizioni del DL, rimane abbastanza difficile capire quali siano i criteri con i quali si intende escludere eventuali studenti in surplus nelle classi. Qualora si raggiunga il limite in tutte le classi di un istituto? Che si fa con chi rimane fuori? La conta? Ambaramaccicciccoccò? Chi abbia un minimo di conoscenza della situazione delle scuole italiane sa bene che i problemi strutturali della Scuola non sono certo gli alunni stranieri (che in molti casi eccellono anche nel profitto e nell'educazione); edilizia, formazione del personale, attrezzature per aule, carenza di carta, computer, toner per stampanti e fotocopiatrici e materiale contingentato, spazi inadeguati per studenti con disabilità, palestre e si potrebbe continuare un lungo elenco.

Tetto alunni stranieri in classe, rettori di Perugia e Siena si schierano contro

Le misure non sono state accolte con favore dai Rettori di due delle università per stranieri più prestigiose d'Italia, quella di Perugia e quella di Siena. Nello specifico,  Valerio De Cesaris (Unistra Perugia) e Tomaso Montanari (Unistra Siena) sottolineano, in una nota congiunta, che: “la gran parte di coloro che sono censiti come “studenti stranieri” sono nati in Italia e in Italia hanno sempre vissuto: 607mila su 931mila, oltre il 65%. Ciò non toglie, ovviamente, che pure il restante 35%, composto da coloro che sono nati all’estero e arrivati in Italia da piccoli, abbia pieno diritto alla scuola e un trattamento paritario rispetto ai propri compagni, poiché sempre di bambini si tratta. Quei 931mila bambini sono pari all’11,6% della popolazione scolastica italiana, con un’incidenza più elevata nella scuola primaria, dove rappresentano il 13,7% del totale. Inoltre, i risultati dei test Invalsi, dimostrano che l’andamento delle classi, con relative capacità degli alunni di acquisire le conoscenze e le competenze previste per la loro età, non dipende dal numero degli alunni con cittadinanza non italiana. Questi dati – concludono i due rettori - dimostrano in maniera chiara che l’alto numero di alunni di cittadinanza non italiana è parte di un positivo sviluppo dell’apprendimento. Evidenziano semmai un’altra problematica, legata al ritardo del sud Italia nel campo dell’istruzione, tema su cui bisognerebbe investire maggiormente in termini di risorse e di progettualità politiche".

Gli studenti stranieri in Umbria

Per quanto riguarda l'Umbria le norme interesserebbero un bacino di utenza di circa 14mila studenti, cioè quasi il 14% della popolazione scolastica totale, un dato più alto della media nazionale che si aggira a circa l'11,6%. L'assessore con delega all'Istruzione della Regione Umbria, Fabio Barcaioli, ha criticato le misure contenute nel Decreto Legge: "Ancora una volta si sceglie di fare propaganda sulle bambine e sui bambini invece di intervenire sulle disuguaglianze che attraversano le nostre scuole – commenta Barcaioli - Il tetto del 30% di alunni stranieri per classe, peraltro, non ha nulla di nuovo ed era già previsto dalla circolare Gelmini del 2010. Riproporlo oggi non risolve i problemi linguistici e organizzativi delle classi e rischia di rafforzare la separazione anziché contrastarla. Serve una politica opposta alla ghettizzazione – conclude l'assessore - Ogni classe dovrebbe accogliere almeno il 10% di alunni nati da famiglie non italiane, perché la multiculturalità va distribuita, sostenuta e vissuta come parte della scuola pubblica. Questo è il terreno su cui vogliamo misurare la politica sulla scuola”.

Gli alunni stranieri nelle scuole umbre

Come a livello nazionale, anche in Umbria, la scuola primaria registra la densità maggiore di alunni stranieri in classe (quasi 14 ogni 100 iscritti) e la media complessiva di studenti stranieri nati in Italia è del 69,9%, un valore significativamente superiore alla media nazionale (65,4%). Questo fenomeno è radicale nella scuola dell'infanzia, dove ben l'81,8% dei bambini stranieri è in realtà nato sul territorio italiano. Nella scuola secondaria di secondo grado l'incidenza si abbassa (8,6%). Gli studenti con cittadinanza non italiana in questa fascia scelgono prevalentemente gli istituti tecnici (circa il 40% delle preferenze) e i professionali, sebbene negli ultimi anni si sia registrato un progressivo aumento delle iscrizioni anche nei licei.

Gli stranieri in Umbria

Secondo l'ultimo censimento Istat del 2024 relativo alla Regione Umbria gli stranieri censiti sono 89.685 (+1.106 rispetto al 2023), il 10,5% della popolazione regionale. Provengono da 163 Paesi, prevalentemente da Romania (24,2%), Albania (11,2%) e Marocco (9,6%). Dati significativi che mostrano un trend in crescita e che, al momento, non sembra subire flessioni. Di queste, 89.685 persone (il 10,5% dei residenti in Umbria) sono di cittadinanza straniera (9,1% a livello nazionale), con valori provinciali dell’incidenza sul totale della popolazione molto simili e pari al 10,5% di Terni e al 10,6% di Perugia. Non solo: a questi dati va aggiunto che in Umbria, come nel resto del Paese, si registra il nuovo minimo storico delle nascite, nonostante una riduzione di sole 30 unità rispetto al 2023 (-0,6%; -2,6% in media nazionale).

L'andamento demografico

La popolazione straniera residente in Umbria, sempre secondo gli indicatori Istat, non solo contribuisce a frenare la diminuzione di quella totale, ma ne ringiovanisce la composizione. Infatti, la popolazione straniera presenta una distribuzione per età più giovane, evidenziata da bassi valori degli indici di dipendenza strutturale (31,1 contro 67,3 degli italiani) e di vecchiaia (67,3 contro 275,4). Di fronte a questi dati le disposizioni del governo sembrano quantomeno anacronistiche e miopi, rispetto a una società che intanto si evolve e rischia di collassare nello spopolamento delle scuole.