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L’Unione dei Comuni è morta, rinascerà? Tra sgambetti, fughe e mezze verità

Nulla di fatto alla elezione per il nuovo Presidente dell'Unione dei Comuni Terre dell'olio e del sagrantino. La furbizia fa implodere il centrosinistra

L’Unione dei Comuni è morta, rinascerà? Tra sgambetti, fughe e mezze verità

Proprio una gran bella festa quella che si appresta a vivere per il primo venticinquennale (il 29 settembre prossimo) l’Unione dei Comuni Terre dell’Olio e del Sagrantino, i cui amministratori – partiti in primis, sindaci e consiglieri a seguire – ad un brindisi con del sagrantino e una bruschetta al frutto della pianta simbolo di Pace, hanno preferito servirsi reciprocamente calici a base di cianuro.

Il tutto per una poltrona, quella gratuita di Presidente dell’Unione, che, fino al 26 luglio scorso nessuno voleva, tanto da impalmare all’unanimità, per il terzo mandato consecutivo, con buona pace del principio di rotazione (tra sindaci, non tra partiti, per chi volesse leggere lo Statuto), la sindaca di Castel Ritaldi Elisa Sabbatini, in quota centrodestra. Tanto da fissare per il 3 agosto successivo la seduta per l’elezione.

Se non fosse che, all’indomani della unanime decisione assunta dagli 8 sindaci (divisi quattro per schieramento e quindi in perfetta parità), i partiti del centrosinistra, con in testa il piddì, hanno richiamato all’ordine i propri amministratori forti del fatto che, proprio Castel Ritaldi, a causa del cambio di casacca del consigliere comunale Nicolò Filippetti (Azione, eletto con il centrodestra ma transitato, neanche sei mesi dopo, al gruppo misto dopo aver “incassato” l’elezione nel Consiglio dell’Unione) avrebbe probabilmente potuto cambiare l’esito dell’elezione. Specie se aggiunto all’eventuale consigliere di Bevagna Mirco Ronci, all’opposizione sì della sindaca Falsacappa (vicina al Pd), ma pur sempre posizionato a sinistra e quindi difficilmente disponibile a votare la candidata di centrodestra.  

Così la nuova data per le urne viene aggiornata al 9 settembre.

La contromossa però non si è fatta attendere con la revoca della fiducia a Filippetti e la nomina, nell’Unione, del vice sindaco Ezio Tinelli. Tutto riportato da queste colonne, incluso il record di assenze del leader di Cives, Piero Ugolini, l’uomo del mantra sull’etica politica che casualmente dimentica di rassegnare le dimissioni dall’Unione per le troppe mancate presenze ai Consigli (7 su 10). Con buona pace del rispetto delle norme, in particolare dell’articolo 14 dello Statuto: “decade il consigliere che, senza giustificato motivo, non intervenga a tre sedute consecutive…la decadenza si perfeziona con la formalizzazione della presa d’atto da parte del consiglio della suddetta condizione risolutiva”.

Ugolini, per la cronaca, surclassa il collega Stefano Celesti, centrodestra, che di assenze consecutive ne ha registrate 3, minimo previsto per far scattare la decadenza.

Tuttoggi aveva riportato l’incresciosa situazione di stallo, incluso il pressoché scontato esito delle urne (Bevagna a parte), dopo aver visionato documenti e intervistato amministratori anche del centrosinistra, a dir poco imbarazzati per i diktat dei propri partiti (quando si dice “avere padroni”, per citare il premier Sanchez) che hanno imposto di rimangiarsi la parola data nella seduta del 26 luglio.

Ma tant’è, le ragioni di certa politica dell’Italietta de noantri/noantre (non certo quelle del Buon Governo del mai troppo ricordato ciclo pittorico del Lorenzetti) continuano a imperare.

Figurarsi in certi paesi, dove le fiabe possono trasformarsi in incubi e veleni, anche per sterili questioni personali che poco interessano alla comunità, se non per far parlare i soliti quattro amici o amiche al bar.

Fin qui la cronaca di quanto accaduto e raccontato su queste colonne (clicca qui) su cui c’è chi prova, con post pubblico su facebook dallo stile degno del più puerile hater, a minare la credibilità di questo giornale e di chi scrive: dimostrando ancora una volta labile memoria e profonda incoerenza politica, se solo volesse ricordare, tra le tante, le pugnalate inflitte alle spalle, per i soliti ordini di scuderia (alias, dei padroni), anche a chi aveva concretamente dimostrato fraterno affetto. Ma questo, se necessitasse un ripasso di storia abbastanza recente, sulla memoria ancora ce la caviamo benino, potrà essere oggetto di un altro capitolo. Ovviamente nessuna richiesta di smentita, precisazione o rettifica al nostro articolo è pervenuta alla redazione da Pd, Cives & Co..

La riunione da “non verbalizzare”

E veniamo alla cronaca di queste ore, con il sindaco di Montefalco, Alfredo Gentili (csx), candidato in pectore, che chiede e ottiene una riunione urgente dei magnifici 8, da tenere però blindata e senza verbalizzare i lavori (a proposito di trasparenza, etica e concetti simili).

Ordine del giorno? La Sabbatini deve fare un passo indietro, è il monito di Gentili.

La sindaca di Bevagna è l’unica a porgere le scuse alla collega di Castel Ritaldi per averla prima candidata e, subito dopo, affossata per “ragioni partitiche”. Assolutamente da apprezzare l’onestà intellettuale e politica della prima cittadina bevanate. Ma sono le stesse “ragioni” che, di fronte alla caduta di stile, portano il centrodestra a non fare un passo indietro: la Sabbatini resta la candidata.

Quando i furbi credono di esserlo più degli altri

E si arriva al giorno delle votazioni. Si procede a scrutinio segreto, senza candidati ufficiali alla presidenza,  come prevede il regolamento. Le urne sanciscono così 12 preferenze per la Sabbatini su 24 presenti.

Una doccia gelata per il centrosinistra. Diceva il filosofo Francois de La Rochefoucauld che “il modo sicuro di restare ingannati e di credersi più furbi degli altri”.

La lettura delle altre schede non registra neanche un voto per Gentili, bensì, a sorpresa, sono tutti per il  sindaco di Massa Martana, il dottor Francesco Federici, 46 anni compiuti da poco, riconfermato due anni orsono alla guida della cittadina con il 70% delle preferenze. Anche per lui si contano 12 voti.

Il motivo del cambio in corsa del candidato alla presidenza è presto detto: lo Statuto unionale, infatti, all’articolo 15, recita che, in caso di parità “la votazione viene immediatamente ripetuta. In caso di ulteriore parità, è eletto Presidente il Sindaco più giovane d’età”. La Sabbatini di anni ne ha 47, il gioco è fatto.

Ma il centrodestra ha comunque il proprio piano di riserva e così, di fronte all’ennesimo sgambetto, che mette una pietra tombale sulla fiducia che per 25 anni ha contraddistinto i rapporti tra i sindaci nell’Unione, si prepara alla seconda tornata per concentrare i voti sull’avvocato Manuel Petruccioli, anche lui al secondo mandato quale primo cittadino di Giano dell’Umbria (73% di preferenze), che di anni ne ha compiuti 37, lo scorso 20 giugno.

Insomma per Gentili & Co. la situazione diventa come quella della nota gatta che, a forza di puntare al lardo, ci lascia lo zampino. E pure la coda.

Vista la malparata, il centrosinistra abbandona l’aula cercando così di guadagnare tempo alla ricerca di chissà quali nuove strategie. Con buona pace delle attività dell’Unione che restano in una sorta di paralisi amministrativa, per la imposta prorogatio della Sabbatini che potrà assumere solo atti di ordinaria amministrazione.

In aula resta il centrodestra e la presidente del Consiglio (csx). I voti per arrivare alla maggioranza assoluta (13) non ci sono, per cui la seduta viene sciolta in un clima surreale.

Resta da comprendere come la Sabbatini e lo stesso Segretario generale abbiano potuto avallare una elezione dalla quale almeno 2 amministratori (Ugolini e Celesti, ovviamente presenti lo scorso 9 settembre), stando agli atti consultabili dall’albo pretorio, sono di fatto e di diritto decaduti da tempo dalla carica nel Consiglio dell’Unione. Che renderebbe impugnabile la stessa votazione.

Nessuno può dire quando si tornerà al voto – Petruccioli, assente il centrosinistra, ha invitato la Sabbatini a reggere il timone per almeno un mese -; di certo l’Unione e i suoi princìpi fondanti sono stati letteralmente calpestati e chissà quando si potrà tornare ad un clima di collaborazione e, soprattutto, lealtà.

Il venticinquennale per il momento è servito, prezzo fisso con prenotazione obbligatoria e piatto unico. Bevande incluse, a base di curaro, ovviamente.

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