Dopo l’ultima Consulta faunistico-venatoria regionale, Federcaccia Umbra sollecita decisioni coerenti sul regolamento della caccia al cinghiale e chiede di portare a termine l’iter avviato.
A poche ore dalla seduta della Consulta faunistico-venatoria regionale, il presidente di Federcaccia Umbra, Maurizio Lorenzini, interviene con una presa di posizione netta. Al centro del confronto c’è la modifica del regolamento per la caccia al cinghiale, frutto di un percorso condiviso tra associazioni venatorie e agricole. Il nodo indicato da Federcaccia riguarda i ripensamenti dell’ultima ora e la difficoltà di passare dalla concertazione all’attuazione. Nel messaggio, Lorenzini riconosce l’apertura al dialogo della Regione Umbria, ma chiede a tutti i soggetti coinvolti responsabilità, coerenza e tempi certi.
Il nodo sollevato da Federcaccia Umbra
Il presidente Lorenzini apre con un giudizio che chiama in causa le altre associazioni venatorie: “È arrivato il momento di porre con chiarezza una questione che non può più essere ignorata: in Umbria ogni tentativo di riformare e modernizzare il sistema venatorio rischia sistematicamente di essere bloccato prima ancora di poter essere realmente sperimentato e valutato”.
Consulta regionale e regolamento sulla caccia al cinghiale
L’ultima riunione della Consulta ha riaperto un dossier già discusso e condiviso nei tavoli ufficiali, rimettendo in discussione un lavoro che aveva coinvolto tutte le sigle settoriali.
Una seduta che per Lorenzini rappresenta un esempio concreto della situazione denunciata: “Si è tornati a discutere delle modifiche al regolamento per la caccia al cinghiale, nonostante il relativo iter sia stato avviato ormai da tempo, al termine di un lungo percorso di confronto che ha visto coinvolte tutte le Associazioni venatorie e agricole, nessuna esclusa. Un percorso nel quale ciascuno ha avuto modo di confrontarsi, avanzare osservazioni e assumere una propria posizione. Eppure, arrivati al momento di dare concretezza a quanto discusso, assistiamo ancora una volta a ripensamenti e passi indietro. Ad oggi Federcaccia e Cpa (Caccia, Pesca, Ambiente) sono le sole associazioni ad aver correttamente mantenuto le posizioni assunte nel corso dell’iter. Ed è proprio questo il punto: esistono sedi istituzionali deputate al confronto, a partire dalla Consulta faunistico-venatoria regionale, nelle quali le associazioni sono chiamate ad assumersi la responsabilità delle proprie posizioni. Non è accettabile condividere o sostenere determinati percorsi nei tavoli ufficiali e poi, quando arriva il momento delle decisioni, bloccare tutto o rimettere continuamente in discussione quanto precedentemente concordato. Così facendo non si tutela la caccia. Si produce soltanto immobilismo”.
Dialogo con la Regione e necessità di sperimentare
Nel suo intervento, Lorenzini riconosce il ruolo dell’amministrazione regionale e dell’assessora Simona Meloni nel rilanciare il confronto con il mondo venatorio. Il punto, per Federcaccia, è passare dalle intenzioni alle prove sul campo, con riforme valutabili e migliorabili.
“Questo accade nonostante la disponibilità al confronto e al cambiamento manifestata dall’assessora regionale Simona Meloni – prosegue Lorenzini –, alla quale va riconosciuto di aver aperto un percorso di interlocuzione con il mondo venatorio sui diversi temi che da tempo necessitano di una revisione. Federcaccia non sostiene di possedere la bacchetta magica, né pretende che ogni proposta di riforma sia necessariamente quella giusta. Le riforme possono essere migliorate, corrette e, se non funzionano, anche riviste. Ma per giudicarle occorre prima avere il coraggio di farle. Il territorio, la gestione faunistica, le esigenze dei cacciatori e le problematiche legate agli ungulati e ai danni all’agricoltura sono profondamente cambiati. Non possiamo continuare a ragionare con schemi vecchi di trent’anni”.
Responsabilità delle associazioni e coerenza istituzionale
La richiesta di Federcaccia tocca il sistema delle rappresentanze e il metodo di lavoro nei tavoli ufficiali, con un appello alla serietà nelle scelte.
“le associazioni venatorie devono tornare a preoccuparsi prima di tutto del futuro della caccia e dei cacciatori, anziché leggere ogni cambiamento attraverso la lente della competizione per il tesseramento. Federcaccia Umbra continuerà a portare avanti le proprie proposte senza pretendere che siano intoccabili, ma chiedendo che vengano discusse nel merito e che, quando esistono le condizioni, si abbia finalmente il coraggio di sperimentarle. Quello che non siamo più disponibili ad accettare è che ogni tentativo di innovazione venga paralizzato dalla paura di cambiare o da logiche esclusivamente associative”
“così come la politica regionale deve poter assumere le proprie decisioni dopo aver ascoltato tutti, assumendosi la responsabilità delle scelte e verificandone successivamente i risultati, anche alle Associazioni venatorie chiediamo la stessa responsabilità e, soprattutto, serietà e coerenza nelle sedi istituzionali”.
Attesa per l’atto ufficiale e impatto sul territorio
La chiusura del percorso amministrativo, con la pubblicazione in Gazzetta, è indicata come passaggio decisivo per dare certezza al settore, misurare gli effetti delle scelte e affrontare con strumenti aggiornati le criticità legate alla fauna selvatica e all’agricoltura umbra.
“Restiamo quindi in attesa che il percorso istituzionale iniziato si concluda con la pubblicazione ufficiale dell’atto in gazzetta – conclude Lorenzini – secondo le determinazioni dell’amministrazione regionale alle quali ogni associazione ha già espresso le proprie osservazioni. Federcaccia continuerà naturalmente a difendere la propria Associazione e i propri iscritti, nell'interesse superiore che viene prima di qualsiasi sigla: la difesa e il futuro della caccia in Umbria”.
Prospettive e percorsi di miglioramento
In un quadro che coinvolge gestione faunistica, sostenibilità agricola e sicurezza, la certezza delle regole e la capacità di testare soluzioni sono elementi centrali per l’Umbria. Un’implementazione ordinata, accompagnata da verifiche periodiche, può favorire una governance più efficace del fenomeno, con benefici per cacciatori, agricoltori e territori.
Tempi chiari: definire passaggi amministrativi senza rinvii ripetuti.
Sperimentazione: avviare riforme valutabili, con eventuali correzioni in esito al monitoraggio.
Confronto continuo: mantenere sedi stabili di dialogo tecnico tra istituzioni e associazioni.
Il percorso istituzionale atteso in Gazzetta sarà il banco di prova per misurare la tenuta del metodo e la capacità del sistema umbro di passare dalle posizioni ai risultati.
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale.