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Orvieto, rifiutata da tre ristoranti. Tardani: "Gogna mediatica". La replica dell'assessora Meloni

Botta e risposta tra la consigliera comunale di Torino rifiutata da 3 ristoranti di Orvieto e la sindaca della città. "Una gogna mediatica ingiustificata"

Orvieto, rifiutata da tre ristoranti. Tardani: "Gogna mediatica". La replica dell'assessora Meloni

Su Orvieto una gogna mediatica ingiustificata che danneggia l’immagine della città”, la sindaca Roberta Tardani interviene sulle parole della vicepresidente del consiglio comunale di Torino ed esponente del Pd, Ludovica Cioria, in vacanza nella città, riprese dalla stampa.

Rifiutata da tre ristoranti

I fatti risalgono a una vicenda personale accaduta il 17 agosto. In un post sui Facebook e in un’intervista a Fanpage.it, la vicepresidente del Consiglio comunale di Torino, ha raccontato di essere stata rifiutata, insieme al compagno e alle due figlie da tre ristoranti della città: “Stasera tra le 19 e le 19.20, tre ristoranti hanno rifiutato di far sedere a mangiare me, Davide e le bambine. Pur con decine di tavoli liberi, essendo prestissimo”. A cui aggiunge: “Alla fine, in un quarto locale, siamo stati fatti sedere in quattro in un tavolo per due. Per noi non era un problema, ovviamente, essendoci presentati senza prenotazione. Ma quello che mi ha colpito è che accanto c'era un tavolo della stessa dimensione del nostro con una sedia in più, su cui era stata messa una copertina per un piccolo cagnolino". E infine la considerazione personale: “Questo è il mondo che stiamo creando, dove anche per mangiare è una gara, dove vince solo chi paga di più, dove i bambini sono un problema perché consumano troppo poco, dove un cane sta seduto e due bambine devono farsi piccole per non disturbare. Che rabbia e che tristezza signore e signori. Il problema non è il cagnolino, il problema è l’overtourism che rende le città inaccessibili e inospitali perché dominate esclusivamente dalle logiche commerciali”.

La replica della sindaca Tardani: “Gogna mediatica”

La sindaca Roberta Tardani il 19 agosto ha diffuso la nota in risposta all’accaduto: “Sono francamente sorpresa. Non abbiamo mai ricevuto prima d’ora segnalazioni di questo genere e l’episodio in questione, da quanto letto, sembra basarsi solo su delle supposizioni. Non si può trasformare pertanto un racconto personale in una sentenza su Orvieto e soprattutto sui suoi ristoratori. Quello che ne è scaturito, infatti, è una vera e propria gogna mediatica, francamente ingiustificata, nei confronti di un’intera città e di una categoria che ogni giorno lavora per garantire accoglienza e qualità. Orvieto è da sempre una città aperta e accogliente, anche e soprattutto verso le famiglie e i bambini”.

E ricorda come l’accoglienza della città di Orvieto sia stata anche premiata: “Nel 2025 Booking.com ha inserito Orvieto tra le 10 città più accoglienti del Mondo, un riconoscimento che appartiene innanzitutto ai nostri operatori e alla qualità dell’accoglienza che sanno offrire. Orvieto è una città a vocazione turistica e nei periodi di maggiore affluenza è del tutto normale che i ristoranti possano essere al completo, soprattutto in assenza di una prenotazione. Pretendere quindi di trasformare una normale dinamica in una sorta di ostilità verso le famiglie la trovo una forzatura”. Sull’overtourism: “Parlare di “overtourism” non descrive la realtà di Orvieto. La città sta crescendo molto dal punto di vista turistico ma lo sta facendo in maniera sostenibile, garantendo l’equilibrio tra le esigenze di residenti, turisti e attività economiche. Non metto in discussione il disagio personale che possa aver provato la consigliera. Contesto, però, con fermezza la generalizzazione che da quell’esperienza è scaturita. Ogni segnalazione può essere utile per migliorare ma gettarla in pasto al tritacarne dei social, di cui chi ricopre ruoli pubblici più di altri dovrebbe conoscere gli effetti, e vederla trasformare in un giudizio sommario non aiuta il confronto e rischia soltanto di alimentare rappresentazioni distorte e danneggiare l’immagine di una città”.

La replica di Cioria: “La società dell’esclusione non è la mia società”

Contattata telefonicamente da Torino Today la vicepresidente del Consiglio comunale di Torino ha ridimensionato il fatto: "Orvieto è una città bellissima e come tale d’estate diventa una meta turistica molto ambita. Questo ha fatto sì che trovassi forti difficoltà a mangiare con la mia famiglia pur essendo le 7 di sera, di un lunedì, di agosto". Derubricando l’accaduto come “una riflessione sul turismo di massa, su tutti quei casi in cui la domanda supera di gran lunga l’offerta di servizi e alcuni si sentono tagliati fuori" da una stoccata finale: “Mi dispiace per chi auspica un mondo senza bambini, continuo a pensare che costruire città a misura di anziani, bambini e persone con disabilità possa creare un ambiente migliore anche per tutte e tutti gli altri che di queste categorie non fanno parte. La società dell’esclusione non è la mia società”.

Assessore Meloni: “L’overtourism è un’altra cosa”

Rivendichiamo il lavoro di Orvieto e dell’Umbria e respingo l’idea che questa vicenda possa essere utilizzata per descrivere la nostra terra come poco accogliente verso le famiglie”, così replica l’assessore al PNRR, alle Politiche agricole, alla Montagna e anche al Turismo della Regione Umbria Simona Meloni.

L’overtourism è un fenomeno serio, che riguarda territori nei quali la pressione dei visitatori supera la capacità della destinazione e incide sulla qualità della vita dei residenti, sui servizi e sull’equilibrio delle comunità. Trovare alcuni ristoranti pieni in una sera di agosto, presentandosi senza prenotazione, è una situazione molto diversa. Un tavolo apparentemente libero non è necessariamente disponibile: può essere prenotato per un turno successivo o rientrare nell’organizzazione dei coperti che cucina e personale sono in grado di servire garantendo qualità. Questo non significa discriminare una famiglia o non volere bambini nel proprio locale. Significa anche rispettare il lavoro delle persone. (…) Accoglienza non significa soltanto trovare sempre e comunque un tavolo libero. Significa qualità dei servizi, accessibilità, attenzione alle diverse esigenze e capacità di far sentire chi arriva parte di una comunità. È il modello di turismo sul quale stiamo lavorando”.

E infine una critica alle modalità con cui è stato condotto il dibattito: “Quando incontriamo un problema in un territorio amministrato da altri colleghi, di qualsiasi colore politico siano, credo che il confronto diretto debba sempre precedere il giudizio pubblico. Una telefonata o una richiesta di chiarimento avrebbero probabilmente consentito di comprendere meglio quanto accaduto ed evitare che un disagio personale diventasse un giudizio sull’accoglienza di un’intera città e sul lavoro di centinaia di persone”.