Vent'anni senza Sara, ma con una presenza spirituale che in due decenni si è diffusa ben oltre i confini dell'Umbria. Ricorre oggi - 5 agosto 2026 -, il 20° anniversario della scomparsa della piccola Sara Mariucci, la bambina eugubina di appena tre anni che perse la vita nel 2006 durante una vacanza con la famiglia a Villapiana, in Calabria, colpita da una tragica scarica elettrica mentre si trovava a cavalcioni di un gioco elettronico in uno stabilimento balneare.
Per ricordare quello che la famiglia Mariucci e tanti fedeli hanno da subito chiamato il giorno della sua "nascita in cielo", la comunità si ritroverà questo pomeriggio alle ore 19 presso la chiesa di San Martino in Colle di Gubbio. A presiedere la solenne celebrazione eucaristica sarà il vescovo della diocesi di Gubbio e Città di Castello, monsignor Luciano Paolucci Bedini.
"Mamma Morena"
Ciò che ha trasformato un immenso dolore familiare in un cammino di fede condiviso è legato alle ultime ore di vita della bambina. Come raccontato fin dai primi giorni da mamma Anna e papà Michele, la sera del 4 agosto 2006 - il giorno prima del drammatico incidente - la piccola chiese alla madre di raccontarle una favola. Al rifiuto di Anna, la bambina le fece una rivelazione tuttora considerata la sua principale testimonianza:
"Ho sognato una signora buona, bellissima, sulle nuvole, che mi ha detto di chiamarsi Mamma Morena e mi ha chiesto di andare con lei".
Sara aggiunse poi che quella donna aveva "i capelli blu e gli occhi castani", e tornò a parlare di questa figura angelica anche il giorno dopo, il 5 agosto, poco prima di morire, replicando ad un rimprovero della madre con la frase: "Mamma Morena non mi sgrida mai!".
All'epoca i genitori non conoscevano nessuna donna con quel nome. Solo dopo i funerali, navigando su internet, scoprirono che in Bolivia (a Copacabana) esiste un santuario dedicato proprio alla Virgen Morena, un titolo legato alla Madonna della Candelaria, la cui ricorrenza liturgica cade proprio il 5 agosto, stesso giorno della scomparsa di Sara. "L’immagine della Madonna - aveva spiegato Anna – aveva un lungo velo azzurro che le incorniciava il viso, e abbiamo subito pensato che Sara, quando parlava dei capelli blu, potesse riferirsi proprio a quello".
Un luogo di pellegrinaggio e preghiera, il santuario a San Martino in Colle
Nel corso degli anni, la storia di Sara ha attirato l'attenzione di migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte d'Italia. Nella piccola chiesa di San Martino in Colle alle porte di Gubbio, dove riposa la salma della bambina - trasferita dal cimitero cittadino alla cappella parrocchiale proprio per fare fronte all'imponente e continua affluenza di devoti - è stata allestita una cappella dedicata proprio alla Madonna Morena, con un’effigie sacra giunta direttamente dal Sud America.
Miracoli, "fatti strani" e il racconto di nonno Palmiro
La vicenda è stata spesso al centro delle cronache locali e nazionali per le numerose testimonianze di conforto, conversioni e presunte grazie ricevute da persone che hanno fatto tappa sulla tomba della piccola.
Tra gli episodi più discussi figura quanto accaduto nel 2007, quando un fotoreporter milanese giunse nella chiesa per fotografare la madre con la foto della figlia in mano: lo scatto mostrò tutte le immagini in positivo, tranne quella di Sara, apparsa incredibilmente in negativo. Una donna di Latina risultò addirittura guarita da un cancro al midollo spinale dopo la visita al santuario.
A custode di questa memoria c'è anche la commovente testimonianza del nonno di Sara, Palmiro Mariucci: "La vicenda di Sara mi ha profondamente cambiato. Il messaggio che ha lasciato a sua madre è un testamento che mi ha cambiato la vita. La gente viene qui per chiedere due guarigioni: del corpo e dell’anima. Quello che ho fatto io con Dio, mettendomi a disposizione della parrocchia, portando le ostie ai malati e praticando il diaconato. Quando veniva in braccio mi accarezzava la barba e mi diceva: 'nonno tu sei l’albero più grande del mondo'. Da quel giorno non me la sono mai più tagliata, perché le punte di questa barba le ha toccate lei".
Tra devozione popolare e la prudenza della Chiesa, la questione della beatificazione
Nonostante l'ampia risonanza spirituale e la costante affluenza di fedeli, sul piano canonico la vicenda della piccola Sara rimane circoscritta all'ambito della devozione privata e pastorale. A vent'anni dalla scomparsa, infatti, non è stato avviato alcun processo ufficiale di beatificazione o santificazione.
Anni fa il postulatore delle cause dei santi aveva voluto anche chiarire un aspetto importante riguardo alla eventuale beatificazione di Sara Mariucci: la piccola è morta quando aveva solo 3 anni e mezzo e, secondo la legge in vigore, “non si può proprio iniziare una causa di canonizzazione, poiché vi è un’età minima di almeno 6-7 anni di vita. Non meno perché sarebbe appunto impossibile capire come una bambina così piccola possa aver vissuto eroicamente le virtù teologali (fede, speranza e carità) e cardinali“. In parole povere non è dunque possibile iniziare una causa di canonizzazione su Sara Mariucci.
La memoria e la certezza della speranza
A vent'anni da quel tragico pomeriggio del 2006, il ricordo della piccola Sara continua ad essere un punto di riferimento per chi cerca speranza nel dolore. La celebrazione di oggi a San Martino in Colle rappresenta non solo un momento di suffragio e vicinanza ai genitori e alla famiglia, ma anche la conferma di un legame che il tempo e la distanza non sono riusciti a scalfire.