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Grano non pagato per anni: il racconto di una azienda agricola che attende da due anni

Da San Gemini la denuncia di Cantina Violati e del tecnico Zannoli: grano conferito e non pagato dopo la crisi dei consorzi agrari. Richeste di tutela.

Grano non pagato per anni: il racconto di una azienda agricola che attende da due anni

San Gemini riporta al centro il tema della tenuta del sistema cerealicolo umbro. L’azienda agricola e Cantina Violati, per voce della titolare Barbara Violati e del responsabile tecnico Marco Zannoli, denuncia forniture di grano conferito e mai saldato dopo la crisi di due consorzi agrari. In parallelo, il comparto sconta prezzi sotto costo e ritardi nei pagamenti pubblici, un combinato che mette in difficoltà pianificazione, investimenti e liquidità delle imprese.

Un caso aziendale che diventa segnale d’allarme

Cantina Violati, realtà agricola di San Gemini che unisce vigneti, oliveti, cereali e accoglienza, è stata rilanciata da Barbara Violati a partire dal 2015, collezionando riconoscimenti in rassegne dedicate al vino umbro. Oggi l’azienda racconta una situazione che, dal caso singolo, tocca dinamiche più ampie della filiera.

Il responsabile tecnico Marco Zannoli sintetizza così il momento: «Le aziende agricole umbre stanno vivendo una fase sempre più difficile. Non manca la voglia di lavorare, non manca la qualità dei prodotti, ma manca un sistema capace di tutelare davvero chi produce».

Zannoli ripercorre quindi la vicenda dei rapporti con i consorzi: «Negli ultimi anni sono nati e poi entrati in difficoltà due consorzi agrari, che erano al tempo stesso fornitori e acquirenti delle nostre produzioni cerealicole. Le loro crisi ci hanno privato dei prodotti che avevamo conferito e dei relativi pagamenti. Le spese sostenute per la produzione cerealicola, vitivinicola e olivicola, invece, sono rimaste tutte a nostro carico: materie prime, lavorazioni, costi aziendali. Alcune piccole aziende sono state risarcite, noi no».

Pagamenti bloccati e incertezze consortili

Secondo quanto riferito da Barbara Violati, l’azienda attende ancora il saldo del grano della campagna 2024, una somma definita di rilievo. La titolare punta il dito sulla fragilità della cornice organizzativa e sulle conseguenze per le imprese del territorio.

La sua posizione resta netta: «Sono soldi che ci spettano – dichiara Violati – ma tutto tace. L’ultimo consorzio nato, il Consorzio Agrario dell’Umbria (Cau), sorto dopo la crisi del precedente Consorzio Agrario Terni-Rieti, risulterebbe oggi in una procedura di gestione della crisi. E al momento non ci sarebbe uno spiraglio concreto per recuperare quanto dovuto. Al contrario, Consorzi Agrari d’Italia, con cui il Cau ha avviato un percorso di adesione al progetto nazionale, sollecita il pagamento delle fatture per gli acquisti dell’ultimo anno».

Il quadro regionale tra prezzi e ritardi

La criticità segnalata dall’azienda si inserisce in un contesto più ampio. Confagricoltura Umbria ha descritto per il grano duro un «quadro preoccupante», con quotazioni scese sotto i 300 euro a tonnellata, livelli che non coprono i costi di produzione. La Regione Umbria ha a sua volta segnalato ritardi nei pagamenti dei fondi europei legati a difficoltà del sistema informativo agricolo nazionale gestito da Agea.

  • Prezzi del grano duro sotto la soglia di sostenibilità economica.
  • Ritardi nei contributi comunitari che rallentano la liquidità delle aziende.
  • Costi di produzione in aumento che comprimono i margini.

Dal caso alla proposta: filiere e rappresentanza

Per Violati e Zannoli la questione non è solo contabile, ma sistemica: «Un’azienda agricola programma con mesi, spesso anni, di anticipo. Semina, raccoglie, conferisce, investe. Se il sistema non garantisce pagamenti, continuità e rappresentanza, l’imprenditore resta solo».

La richiesta è chiara e guarda alla cooperazione tra imprese: «Servirebbe una cordata di imprenditori agricoli capaci di coalizzarsi, per essere più forti e rappresentativi. Solo insieme si possono acquistare meglio le risorse, abbattere alcuni costi, presentarsi con più forza su mercati profilati e realmente interessati ai prodotti umbri».

Una via, osservano, è nel lavoro di filiera e nella costruzione di massa critica: «Il mondo agricolo umbro non sembra ancora pronto a cogliere questa occasione. Troppo spesso si ragiona da soli, ognuno nella propria azienda, mentre altrove il settore va nella direzione opposta: aggregazione, filiere organizzate, identità territoriale forte».

  • Aggregazione tra aziende per aumentare potere contrattuale e visibilità commerciale.
  • Filiere organizzate per connettere produzione, trasformazione e mercato.
  • Tempi certi e regole chiare nei rapporti con gli acquirenti.

Prospettive per l’Umbria

La vicenda di San Gemini evidenzia un passaggio cruciale per l’agroalimentare regionale. Rafforzare le relazioni di filiera, garantire pagamenti tempestivi e valorizzare l’identità territoriale sono leve che possono rendere più stabile l’economia agricola, promuovendo qualità e occupazione lungo tutta la catena del valore.

L’appello finale guarda oltre la contingenza aziendale: «Noi continuiamo a lavorare per portare i sapori dell’Umbria e il nome di San Gemini in Italia e all’estero – concludono Violati e Zannoli – ma servono strumenti seri, tempi certi e una rappresentanza vera. Altrimenti chi produce qualità rischia di essere schiacciato proprio dal sistema che dovrebbe sostenerlo».

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale.