Un solo giudice chiamato ad occuparsi di oltre mille detenuti, oltre a quello che riguarda le esecuzioni di più di 500 misure alternative alla detenzione: è questa la critica situazione dell’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto, competente su tre carceri, la casa di reclusione di Spoleto, quella circondariale di Terni e quella di Orvieto. All’inizio dell’estate, per cercare di tamponare il problema, il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia ha mandato, per 6 settimane, a rotazione, un magistrato dal capoluogo.
La situazione, però, è poi rimasta invariata, con tutto l’Ufficio spoletino sulle spalle di una sola giudice, la dottoressa Debora Spinelli. Di recente, tra l’altro, il ministero avrebbe rivisto (in accordo con il Consiglio superiore della magistratura) la pianta organica della Sorveglianza di Spoleto, portando i magistrati teoricamente in organico da 3 a 4. E per quanto riguarda il personale amministrativo le cose non vanno chissà quanto meglio: ad occuparsi dei fascicoli sono in 7, rispetto alle 10 unità previste (con la pianta organica sottostimata rispetto alle reali necessità), con altre 3 persone applicate temporaneamente da altri uffici.
Il ruolo della Sorveglianza
La situazione si ripercuote sui detenuti: i magistrati di sorveglianza vigilano infatti su tutto ciò che concerne l'esecuzione della pena sia per chi è recluso in carcere sia per chi è sottoposto a misure alternative.
In sostanza, l’Ufficio di Sorveglianza:
Vigila sull'organizzazione degli istituti penitenziari e sul trattamento rieducativo riservato ai detenuti, assicurando che le leggi e i regolamenti siano rispettati.
Esamina le richieste, le istanze e i reclami presentati dalle persone private della libertà personale.
Si occupa dell'applicazione, della trasformazione, della revoca e del riesame della pericolosità sociale per quanto riguarda le misure di sicurezza personali.
Emette provvedimenti urgenti in materia di salute, permessi o situazioni di necessità relative ai soggetti ristretti.
Garante detenuti scrive al Csm
Essendoci un solo giudice ad occuparsi di migliaia di istanze (per ogni detenuto o persona sottoposta ad altre misure cautelari ce ne sono spesso più di una) va da sé che per forza la gran parte di esse rimane inevasa o non affrontata con tempestività. Ed è per questo che a segnalare quanto la situazione sia critica è stato nelle ultime ore il neo garante per le persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale, l’avvocato Andrea Pensi, che ha inviato una lettera al Consiglio superiore della magistratura.
“L’effettività dei diritti delle persone detenute – evidenzia il garante dei detenuti – richiede strumenti di tutela effettivi e tempestivi. Ritardi significativi nella trattazione delle istanze di sorveglianza rischiano di riflettersi in modo immediato sulla concreta garanzia dei diritti delle persone private della libertà personale. Per questo ho ritenuto doveroso interpellare il Consiglio Superiore della Magistratura affinché, per quanto di competenza, sia assicurata ogni utile attenzione al regolare funzionamento dell’ufficio”.
La lettera
La segnalazione al Csm muove dalle numerose comunicazioni pervenute all’Ufficio del Garante, provenienti sia da persone detenute sia dalla Camera Penale di Perugia, concernenti significative disfunzioni nel funzionamento dell’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto, competente per i circondari di Terni e Spoleto, con particolare riguardo ai ritardi nella definizione delle istanze e dei procedimenti di competenza monocratica del magistrato di sorveglianza.
Secondo quanto rappresentato nella nota, la disfunzione si concentra primariamente su tale ufficio. Per quanto noto, la pianta organica dell’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto prevede la presenza di tre magistrati di sorveglianza, dei quali attualmente risulterebbe in servizio soltanto uno, con la conseguenza che le materie di competenza dei due magistrati mancanti rimarrebbero prive di trattazione. Ne deriverebbe la sospensione di fatto di circa il 66% della materia monocratica, con grave pregiudizio per le persone detenute interessate.
La questione riveste particolare rilevanza perché i procedimenti di sorveglianza incidono direttamente sulla libertà personale e su posizioni soggettive fondamentali della persona detenuta, tra cui permessi premio, permessi di necessità, reclami ex art. 35-ter ord. pen. e altri benefici. Nella nota si richiama il ruolo della magistratura di sorveglianza quale giudice naturale e specializzato nella tutela delle posizioni soggettive del detenuto, nonché la necessità che tale tutela sia effettiva e tempestiva.
Nell’atto trasmesso al Csm, il Garante ha chiesto in particolare informazioni sull’attuale situazione dell’organico dell’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto, con riferimento ai posti vacanti rispetto alla pianta organica prevista e ai tempi prevedibili per la relativa copertura, nonché di sapere se siano già programmate o allo studio iniziative volte ad assicurarne la piena funzionalità, anche mediante assegnazioni, trasferimenti o altre misure organizzative rientranti nelle attribuzioni del Consiglio.
Nella nota si evidenzia inoltre che gli effetti sul Tribunale di Sorveglianza di Perugia devono essere considerati riflessi e secondari rispetto alla disfunzione primaria dell’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto, pur incidendo la scopertura dell’organico anche sulla capacità complessiva del collegio.